Madrasa Al Attarine a Fes: storia, decori e visita

Cortile della madrasa Al Attarine a Fes con vasca di marmo centrale, pavimento a scacchiera e pareti coperte di zellige e stucco scolpito

La madrasa Al Attarine è un collegio coranico costruito tra il 1323 e il 1325 dal sultano merinide Abu Said Uthman II, nel cuore della medina di Fes, a pochi passi dalla moschea Al Quaraouiyine: è una delle madrase più finemente decorate del Marocco e oggi si visita con un biglietto modesto, di solito indicato in 20 dirham. Il suo cortile sta in un fazzoletto di terra, eppure ogni centimetro quadrato è lavorato, dal pavimento in zellige fino alle tettoie di cedro intagliato.

Molti visitatori la scoprono per caso, sbucando dal mercato delle spezie, e ne riescono venti minuti dopo chiedendosi perché nessuna guida li avesse avvisati. Qui trovate quello che serve sapere prima di entrare: chi l’ha costruita e perché, come leggerne i decori, dove guardare, come arrivarci senza perdersi e come scegliere tra lei e la sua grande rivale, Bou Inania.

In breve

  • Fondazione: voluta dal sultano merinide Abu Said Uthman II (regno 1310-1331), costruita dal 1323 al 1325.
  • Nome: deriva dal souk al-Attarine, il mercato degli speziali e dei profumieri che la circonda.
  • Funzione originaria: alloggiare e nutrire gli studenti che seguivano l’insegnamento della vicina Quaraouiyine, cioè una cinquantina o una sessantina di ospiti.
  • Architettura: un cortile su due livelli, una sala di preghiera a est, una trentina di camere al piano superiore, su un lotto strettissimo.
  • Decori: zellige a pavimento e a zoccolatura, stucco scolpito, cedro cesellato, colonne di marmo e porte rivestite di bronzo.
  • Statuto: monumento storico classificato dal 1915, nella medina di Fes iscritta al patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1981.
  • Visita: ingresso a pagamento (20 DH il prezzo più spesso indicato), calcolate 30-45 minuti, orari da verificare sul posto.
Porta in cedro scolpito della sala di preghiera della madrasa Al Attarine, incorniciata da colonne di marmo e zellige, con la vasca in primo piano

Perché la madrasa Al Attarine è considerata il vertice del decoro merinide

I Merinidi, dinastia berbera che domina il Marocco dal XIII al XV secolo, fecero di Fes la loro capitale e la riempirono di madrase. Diverse sono più grandi di questa. Bou Inania, costruita una generazione più tardi, è più monumentale, più ambiziosa, dotata di minareto. Eppure storici dell’arte e visitatori attenti arrivano spesso allo stesso verdetto: è ad Al Attarine che l’equilibrio tra i materiali risulta più compiuto.

La ragione sta in un vincolo. Il terreno disponibile, incastrato tra le botteghe del souk e il fianco della Quaraouiyine, era minuscolo. I costruttori non avevano spazio per giocare sui volumi, e hanno quindi puntato tutto sulla superficie. Il risultato è un cortile in cui l’occhio non trova un solo muro nudo. Lo zellige riveste il pavimento e la parte bassa delle pareti, un fregio calligrafico corre all’altezza dello sguardo, lo stucco prende il testimone fino alle finestre del piano superiore e il cedro chiude il tutto sotto i tetti. Ogni materiale occupa la sua fascia, senza invadere quella del vicino. È questa disciplina, più della profusione, a fare la fama del luogo.

Un altro elemento la distingue: l’uso astuto dello spazio. La voce di riferimento che le dedica l’enciclopedia collaborativa, basata sui lavori di Georges Marçais e di Jonathan Bloom, sottolinea proprio questo « utilizzo efficace di uno spazio limitato ». Sul posto lo si verifica subito: l’ingresso a gomito, la sala di preghiera fuori asse e la scala infilata in un angolo sono altrettante soluzioni trovate per far stare un programma completo dentro un lotto ingrato.

Storia della madrasa Al Attarine

Abu Said Uthman II, un sultano costruttore più che guerriero

Abu Said Uthman II è il nono sultano merinide. Nato a Fes nel 1276, regna dal novembre 1310 all’agosto 1331 e muore a Taza. Le cronache lo descrivono come pio e poco incline alle campagne militari; nel 1313 restituisce infatti Algeciras e Ronda al sovrano di Granada per ridurre gli impegni marocchini nella Penisola iberica. Il suo regno è segnato soprattutto dalle rivolte del figlio Abu Ali e da un’intensa attività di fondazione a Fes.

Tre madrase gli sono attribuite in città: quella di Fes el-Jdid nel 1320, quella di Es-Sahrij avviata nel 1321 dal figlio ed erede Abu al-Hasan, poi Al Attarine dal 1323 al 1325. Le fonti raccontano che il sultano assistette di persona alla posa delle fondamenta e che il cantiere fu affidato allo sceicco Abu Muhammad Abdallah ibn Qasim al-Mizwar. Al Attarine arriva quindi a chiudere una piccola serie: le maestranze che ci lavorano hanno già affinato le loro tecniche a Sahrij, il cui zellige è tra i più antichi conservati in una madrasa marocchina.

Un nome che viene dal mercato degli speziali e dei profumieri

La parola araba attar indica il mercante di spezie, di droghe medicinali e di profumi; attarine ne è il plurale. Il souk al-Attarine era uno dei mercati più prestigiosi della medina, collocato il più vicino possibile alla grande moschea, là dove si concentravano i commerci di pregio. Dare questo nome alla madrasa significava radicarla nel quartiere più centrale e più frequentato di Fes el-Bali. Ancora oggi il percorso che porta fin lì attraversa banchi di spezie, henné e articoli di drogheria tradizionale, anche se i negozi di souvenir hanno guadagnato terreno.

Una residenza per gli studenti della Quaraouiyine

Una madrasa merinide non è un’università in senso moderno. L’insegnamento principale si teneva alla moschea-università Al Quaraouiyine, lì accanto; la madrasa alloggiava gli studenti, forniva loro il pane e ospitava lezioni complementari. Al Attarine era finanziata da beni habous, cioè proprietà inalienabili le cui rendite mantenevano l’edificio e retribuivano un imam, dei muezzin e dei docenti. Poteva accogliere una cinquantina o una sessantina di studenti, molti dei quali provenienti dalle città del nord-ovest del paese, come Tangeri, Larache o Ksar el-Kébir, formati soprattutto nel diritto e nella giurisprudenza islamica.

La scelta non era soltanto devozionale. Moltiplicando le madrase, i sultani merinidi formavano giuristi di rito malikita legati al loro potere e affermavano la propria legittimità di fronte alle autorità religiose tradizionali. Ogni fondazione portava il nome del sovrano nelle iscrizioni; ad Al Attarine il lampadario di bronzo della sala di preghiera reca ancora un’iscrizione in lode del fondatore.

Dalla classificazione del 1915 ai restauri recenti

La madrasa è classificata monumento storico dal 1915, tra i primissimi edifici tutelati in Marocco. Ha conosciuto diverse campagne di restauro condotte nel rispetto dello stile originario. La più recente rientra nel programma di riabilitazione delle madrase storiche della medina di Fes, avviato il 4 marzo 2013 sotto l’egida del re Mohammed VI e realizzato con l’Agenzia per la dedensificazione e la riabilitazione della medina di Fes (ADER-Fès). Una cerimonia ha segnato il completamento del programma il 23 maggio 2017. Diverse testimonianze di visitatori e guide indicano che Al Attarine è rimasta chiusa al pubblico durante una parte di quei lavori; oggi è aperta alla visita, ma una chiusura occasionale per manutenzione resta possibile, quindi conviene informarsi il giorno prima presso la propria struttura ricettiva.

DataEvento
1276Nascita a Fes del futuro sultano Abu Said Uthman II
1310Inizio del suo regno
1320Fondazione della madrasa di Fes el-Jdid
1321-1323Madrasa Es-Sahrij, avviata dal principe ereditario Abu al-Hasan
1323-1325Costruzione della madrasa Al Attarine
1331Morte del sultano a Taza
1350-1355Costruzione della madrasa Bou Inania da parte di Abu Inan Faris
1915Classificazione di Al Attarine come monumento storico
1981Iscrizione della medina di Fes al patrimonio mondiale dell’UNESCO
2013-2017Programma reale di restauro delle madrase storiche di Fes
Cronologia della madrasa Al Attarine e del suo contesto merinide.

Cosa si vede nella madrasa Al Attarine, dall’ingresso al piano superiore

L’ingresso a gomito e le porte di bronzo

Nel cortile non si entra in linea retta. Dalla strada un vestibolo a L fa girare il visitatore, cosa che un tempo preservava l’intimità degli studenti e impediva ai passanti del souk di vedere l’interno. Uno schermo di legno traforato, di tipo moucharabieh, filtra ancora lo sguardo. Sul lato nord di questo vestibolo si trovava la sala delle abluzioni, la mida’a, indispensabile in ogni edificio che ospiti una sala di preghiera.

Fermatevi prima di varcare la soglia per guardare i battenti. Sono in cedro rivestito di lastre di bronzo che disegnano una rete di intrecci geometrici; al centro di stelle a otto punte compaiono iscrizioni in scrittura cufica. Questo tipo di rivestimento metallico prolunga una tradizione più antica, già presente in epoca almoravide. Gli studi pubblicati indicano che i battenti originali sono stati messi al sicuro nel museo del Batha; quello che vedete all’ingresso può quindi essere una riproduzione fedele, il che non toglie nulla alla lezione di geometria.

Il cortile: tre registri, tre materiali

Il cortile è rettangolare e allungato da ovest a est. Al centro una vasca di marmo occupa il mezzo di una pavimentazione a scacchiera. Alzate poi lo sguardo seguendo i tre livelli del decoro.

  • In basso lo zellige: migliaia di piccole tessere di terracotta smaltata, tagliate una a una e assemblate in composizioni di stelle e poligoni. La zoccolatura sale fino all’altezza delle spalle.
  • All’altezza dello sguardo, un fregio epigrafico in ceramica: è la riga da leggere, quella che porta testi in lode di Dio e del fondatore.
  • Sopra, lo stucco scolpito: arabeschi, motivi vegetali, alveoli di muqarnas, reticoli romboidali detti sebka, che rivestono i pilastri e le pareti fino alle finestre del piano superiore.
  • In alto il cedro: architravi, mensole e tettoie intagliate, che proteggono lo stucco dalla pioggia e vi proiettano ombre mutevoli.

Gli archi di cedro e le colonne di marmo

Lungo i lati del cortile si aprono gallerie con archi di costruzione originale: due pilastri quadrati e alcune colonne di marmo reggono tre archi di legno scolpito, incorniciati da piccoli archi di stucco a muqarnas. Il legno, scuro e caldo, contrasta con il bianco cremoso dello stucco. I capitelli delle colonne meritano di essere osservati da vicino: sono di una finezza rara, scolpiti con fogliami stilizzati che testimoniano un sapere ereditato da al-Andalus.

La sala di preghiera, il mihrab fuori asse e il lampadario merinide

In fondo al cortile, a est, una grande porta di cedro sormontata da un arco a lambrecchini e da un intradosso di muqarnas dà sulla sala di preghiera. Questa sala rettangolare riserva una sorpresa: il suo mihrab, la nicchia che indica la direzione della Mecca, non si trova sull’asse del cortile ma su una parete laterale, perpendicolare all’asse principale dell’edificio. Anche qui è stato il lotto a imporre la soluzione. Una galleria a tre archi, sul lato nord, permette di liberare al centro uno spazio quadrato coperto da una cupola di legno ornata di stelle geometriche.

Due dettagli valgono un’occhiata. Le finestre alte sono chiuse da vetri colorati incastonati in griglie di piombo, e non da semplici transenne di stucco come spesso altrove, il che colora la luce. E un lampadario di bronzo di epoca merinide pende ancora nella sala, con la sua iscrizione in lode del fondatore. L’accesso dei visitatori alla sala si limita in genere alla soglia o a un’area delimitata: rispettate i cordoni e guardate dall’ingresso se l’accesso è chiuso.

Il piano delle camere degli studenti

Una scala che parte dal lato sud del vestibolo d’ingresso porta al piano superiore, dove una trentina di camere si allineano attorno al vuoto centrale. Sono piccole, sobrie, illuminate da finestre che danno sul cortile: si misura così il contrasto tra il lusso degli spazi comuni e l’austerità della vita quotidiana degli ospiti. Quando il piano è aperto, cosa non sempre scontata, salite: la vista dall’alto sullo zellige del cortile cambia completamente la percezione del decoro, e da alcune aperture si intravedono i tetti di tegole verdi della Quaraouiyine.

Dettaglio dello stucco scolpito e del cedro cesellato sopra gli archi del cortile della madrasa Al Attarine, con le finestre delle camere degli studenti

Leggere il decoro della madrasa: quattro cose da individuare

Al primo sguardo il decoro di Al Attarine può sembrare saturo. Segue però una grammatica precisa, e bastano pochi riferimenti per passare dall’abbaglio alla comprensione.

  1. La geometria dello zellige. Scegliete una stella sul pavimento o su una parete e seguite le linee che ne partono: si prolungano all’infinito e raggiungono altre stelle. Questa idea di un motivo senza inizio né fine è al cuore dell’arte islamica occidentale.
  2. La scrittura. Individuate la differenza tra il cufico, angoloso e verticale, e il corsivo, più morbido. Il cufico si trova spesso nei pannelli o sulle porte, il corsivo nei fregi continui.
  3. Le muqarnas. Questi piccoli alveoli sovrapposti, simili a stalattiti o a un favo, servono da transizione tra una superficie piana e una curva: cercateli nell’incavo degli archi e sotto le mensole.
  4. La lavorazione del legno. Sotto le tettoie, le travi e le mensole di cedro portano motivi scolpiti di grande precisione, che la luce radente di fine mattinata valorizza in modo particolare.

Un consiglio di metodo: fate prima il giro del cortile senza macchina fotografica, guardando solo all’altezza degli occhi, poi ricominciate guardando solo verso l’alto. Questa visita in due tempi costa dieci minuti in più ed evita di uscire con duecento foto e nessun ricordo preciso.

Madrasa Al Attarine o Bou Inania: quale visitare?

La domanda torna in quasi tutti i viaggiatori di corsa. La nostra risposta è netta: se avete tempo, visitatele entrambe, perché non raccontano la stessa cosa. Se potete vederne una sola e amate il dettaglio, scegliete Al Attarine; se preferite l’ampiezza e l’effetto monumentale, scegliete Bou Inania. Il nostro articolo dedicato alla madrasa Bou Inania ne descrive la visita; ecco l’essenziale del confronto.

CriterioAl AttarineBou Inania
FondatoreAbu Said Uthman IIAbu Inan Faris
Date1323-13251350-1355
PosizioneIn fondo alla Tala’a Kebira, addossata alla QuaraouiyineSulla Tala’a Kebira, vicino a Bab Boujloud
DimensioniPiccola, lotto molto vincolatoNettamente più ampia (edificio principale di circa 35 x 39 m)
Funzione religiosaMadrasa con sala di preghieraUnica madrasa del Marocco ad aver funzionato anche da moschea del venerdì, con minareto
Punto di forzaDensità e armonia del decoroMonumentalità, minareto, orologio idraulico di fronte
Sala di preghieraIn genere visibile dalla sogliaVietata ai non musulmani
AffluenzaVariabile, picchi a metà giornataSpesso più frequentata, perché vicina all’ingresso della medina
Confronto tra le due grandi madrase merinidi di Fes. Dati di visita da verificare sul posto.

Un itinerario logico consiste nel cominciare da Bou Inania, vicino a Bab Boujloud, e poi scendere la Tala’a Kebira fino ad Al Attarine: si passa così dalla madrasa più imponente alla più raffinata, e il contrasto aiuta ad apprezzarle entrambe. Gli appassionati possono completare con la madrasa Cherratine, fondata molto più tardi sotto la dinastia alawita e di uno stile assai più sobrio, a due passi da lì.

Visitare la madrasa Al Attarine: accesso, orari, biglietto e consigli

InformazioneDettaglio
IndirizzoSouk al-Attarine, estremità della Tala’a Kebira, Fes el-Bali, accanto alla Quaraouiyine
OrariDi giorno, tutti i giorni, in genere dalle 9 alle 18 circa; alcune fonti indicano 8.30-12.30 e 14.30-18.30. Possibili chiusure negli orari di preghiera, da verificare sul posto
Biglietto20 DH per adulto il prezzo più spesso esposto; a volte viene annunciata una tariffa ridotta per i gruppi, da verificare alla biglietteria
PagamentoPortate contanti in dirham e moneta spicciola
Durata30-45 minuti, un’ora se il piano superiore è aperto e vi prendete il tempo di leggere il decoro
AbbigliamentoConsigliato coprire spalle e ginocchia
FotoIn genere consentite senza flash nel cortile; evitare il treppiede
AccessibilitàGradini all’ingresso e scala per il piano superiore; accesso difficile in sedia a rotelle
Scheda pratica della madrasa Al Attarine, informazioni rilevate nel 2026 e soggette a variazioni.

Arrivarci da Bab Boujloud, passo dopo passo

Bab Boujloud, la porta dalle ceramiche blu a ovest della medina, resta il punto di partenza più semplice. Delle due grandi vie che scendono verso il centro, prendete la Tala’a Kebira, quella che passa davanti alla madrasa Bou Inania. Seguitela in discesa senza mai lasciarla: attraversa quartieri di macellai, calzolai e venditori di babbucce, passa vicino alla moschea dei Cherabliyine, poi si restringe avvicinandosi al cuore commerciale. Quando le botteghe di spezie e di prodotti di drogheria si moltiplicano, siete nel souk al-Attarine. La madrasa si trova là dove la via va a sbattere contro la Quaraouiyine; se avete dubbi, chiedete « Medersa Attarine » a un commerciante piuttosto che a un procacciatore. Calcolate poco più di un chilometro a piedi, cioè 20-30 minuti a seconda delle soste.

Altra opzione, più breve a piedi: farsi lasciare in taxi a Bab Rcif, a sud-est della medina, e poi risalire per piazza Seffarine costeggiando la Quaraouiyine. Questo itinerario è comodo se alloggiate nella città nuova. Se siete appena atterrati, la nostra pagina sull’aeroporto di Fes-Saïss spiega le opzioni per raggiungere la medina.

Orari, biglietto e chiusure

Gli orari pubblicati variano da una fonte all’altra e, per quanto ne sappiamo, nessun sito ufficiale li tiene aggiornati online. Tenete per buona un’apertura diurna, tutti i giorni, con possibili interruzioni al momento delle preghiere, in particolare il venerdì a metà giornata. Il prezzo più spesso riscontrato è di 20 dirham, da pagare in contanti alla biglietteria. Durante il mese di ramadan e nei giorni di festa religiosa gli orari sono spesso ridotti: in quel caso puntate alla fine della mattinata.

Abbigliamento e comportamento

Anche se la madrasa non funziona più come residenza per studenti aperta al pubblico, resta un luogo di culto, con una sala di preghiera. Coprite spalle e ginocchia, parlate a voce bassa, non sedetevi sul bordo della vasca e non toccate lo stucco: è un materiale fragile e ogni mano vi lascia una traccia unta. Se qualcuno sta pregando nella sala, indietreggiate e aspettate.

Momento migliore e consigli fotografici

Venite all’apertura o nel tardo pomeriggio. A metà giornata i gruppi guidati si susseguono e il sole cade a picco nel cortile stretto: schiaccia il rilievo dello stucco e crea contrasti violenti tra zone illuminate e zone d’ombra. Al mattino la luce entra di sbieco, scivola sulle sculture e fa risaltare le muqarnas.

  • Per l’inquadratura d’insieme, mettetevi a ovest del cortile, di spalle all’ingresso, e componete la vasca con la porta della sala di preghiera sul fondo: è la composizione classica, simmetrica.
  • Un obiettivo grandangolare o la modalità 0,5x di uno smartphone è quasi indispensabile, tanto il cortile è stretto.
  • Per i dettagli puntate ai capitelli, al fregio calligrafico e alle mensole di cedro, invece di voler far stare tutto in una sola immagine.
  • Fotografate lo zellige dall’alto dal piano superiore, se è accessibile.
  • Non fotografate le persone in preghiera e chiedete il permesso prima di fotografare il custode.

Gli errori da evitare

  • Seguire una « guida » improvvisata che vi avvicina sulla Tala’a Kebira sostenendo che la madrasa è chiusa: è un classico per portarvi altrove. Andate a verificare di persona.
  • Confondere Al Attarine con la Quaraouiyine: la grande moschea è vietata ai non musulmani, che possono solo guardare dalle porte; la madrasa, invece, si visita.
  • Arrivare senza spiccioli: la biglietteria non sempre ha il resto per una banconota grossa.
  • Infilare cinque madrase nella stessa mattinata: alla terza l’occhio si satura e non si vede più nulla. Meglio due guardate bene.

Nei dintorni della madrasa Al Attarine

La madrasa si trova nel punto più denso della medina. In meno di dieci minuti a piedi potete raggiungere diversi siti importanti, il che ne fa una tappa ideale a metà di una giornata di visita.

  • La Quaraouiyine: le sue porte si aprono a pochi metri; da una di esse si scorgono il cortile e le fontane. La sua storia, dal IX secolo a oggi, è raccontata nel nostro articolo dedicato.
  • Piazza Seffarine: dall’altro lato della Quaraouiyine, la piazza dei calderai risuona dei colpi di martello sul rame; ospita anche la madrasa Seffarine, fondata nel 1271, la prima delle madrase merinidi di Fes.
  • La zawiya Moulay Idriss II: il santuario del fondatore di Fes, lì vicino, è vietato all’interno ai non musulmani, ma i suoi dintorni e le porte decorate si vedono dalla strada.
  • Il fondouk Nejjarine: un antico caravanserraglio che oggi ospita un museo delle arti e dei mestieri del legno, ideale per prolungare l’osservazione del cedro scolpito.
  • I souk: spezie, rame, babbucce, tessuti… La nostra guida ai souk di Fes aiuta a orientarsi e a contrattare senza stress.
  • Il museo Al Batha delle arti dell’islam: riaperto nel febbraio 2025 dalla Fondazione nazionale dei musei dopo il restauro, si trova vicino a Bab Boujloud, quindi da abbinare all’inizio o alla fine dell’itinerario.

Per organizzare il resto del soggiorno, la nostra guida su cosa fare a Fes propone itinerari di uno, due o tre giorni.

Domande frequenti sulla madrasa Al Attarine

Chi ha costruito la madrasa Al Attarine?

Il sultano merinide Abu Said Uthman II, che regnò dal 1310 al 1331. I lavori si svolsero tra il 1323 e il 1325, sotto la supervisione dello sceicco Abu Muhammad Abdallah ibn Qasim al-Mizwar.

Che cosa significa « Attarine »?

È il plurale di attar, il mercante di spezie e di profumi. La madrasa prende il nome dal souk al-Attarine, il mercato degli speziali e dei profumieri che ancora oggi la circonda.

Quanto costa l’ingresso della madrasa Al Attarine?

Il prezzo generalmente esposto è di 20 dirham per adulto, da pagare in contanti. L’importo non è pubblicato su un sito ufficiale e può cambiare: verificatelo alla biglietteria.

La madrasa Al Attarine è aperta ai non musulmani?

Sì, il cortile e, a seconda dei periodi, il piano superiore si visitano senza distinzione di religione. La sala di preghiera si osserva in genere dalla soglia. È la grande differenza con la vicina Quaraouiyine, chiusa ai non musulmani.

Quanto tempo bisogna mettere in conto?

Tra 30 e 45 minuti bastano per una visita attenta. Calcolate un’ora se fotografate molto o se il piano superiore è aperto.

Serve una guida per visitare la madrasa?

No, una volta sul posto la visita si fa da soli senza difficoltà. Una guida ufficiale, riconoscibile dal tesserino, può però farvi risparmiare tempo nei vicoli e arricchire la lettura del decoro. Rifiutate le guide non ufficiali che vi avvicinano per strada.

Al Attarine o Bou Inania: quale è la più bella?

Bou Inania impressiona per le dimensioni e per il minareto, Al Attarine per la densità e l’armonia del decoro. Per il dettaglio e la finezza, ai nostri occhi vince Al Attarine; l’ideale resta vederle entrambe nello stesso giorno, scendendo la Tala’a Kebira.

Ci vivono ancora degli studenti?

Oggi la madrasa funziona come monumento aperto alla visita. Le camere del piano superiore non sono presentate come occupate da studenti; il programma di restauro delle madrase di Fes ha però cercato di restituire ad alcune di esse una vocazione didattica, cosa che può evolvere.

Il punto sulla madrasa Al Attarine

La madrasa Al Attarine è un piccolo edificio che concentra, su un lotto ingrato, quanto di più padroneggiato l’arte merinide abbia prodotto: uno zellige geometrico impeccabile, un fregio calligrafico all’altezza degli occhi, uno stucco cesellato e un coronamento di cedro, organizzati in registri senza confusione. Costruita dal 1323 al 1325 per alloggiare gli studenti della Quaraouiyine, classificata già nel 1915 e restaurata nell’ambito del programma reale del 2013-2017, si visita in meno di un’ora per una ventina di dirham. Venite presto, guardate all’altezza degli occhi prima di alzare la testa e abbinatela a Bou Inania per capire tutta l’ambizione dei Merinidi.

Fonti ufficiali

Questo articolo è informativo ed è stato aggiornato a settembre 2026. Tariffe, orari e condizioni di accesso della madrasa Al Attarine possono cambiare: verificateli sul posto prima della visita.

Crediti fotografici

Illustrazioni: immagine in evidenza « File:Médersa Attarine.jpg » — Houssain tork (CC BY-SA 4.0); « File:Al-Attarine Madrasa YAC 2017.jpg » — Alina Chan (Public domain); « File:Attarine – courtyard arch.jpg » — Ariel Gera (CC BY-SA 4.0), via Wikimedia Commons.

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