Il museo Nejjarine delle arti e dei mestieri del legno occupa a Fes un antico fondouk costruito nel 1711 sotto il sultano Moulay Ismail, sulla piazza dei falegnami, nel cuore della medina di Fes el-Bali; in circa un’ora si percorrono sale piene di porte monumentali, cassoni, strumenti musicali e attrezzi da artigiano, prima di salire su una terrazza da cui si vedono i tetti della città vecchia. Il posto vale la deviazione tanto per l’edificio quanto per le collezioni, ed è una delle poche visite della medina in cui ci si può sedere in tranquillità, con un tè in mano, a due minuti dai vicoli più affollati.
Questa pagina è pensata per chi vuole capire cosa sta guardando: perché un caravanserraglio sia diventato un museo, cosa racconta la fontana davanti al portale, come si legge la decorazione dell’ingresso, cosa c’è davvero da vedere all’interno e come arrivarci senza girare a vuoto per venti minuti. Gli altri monumenti della città hanno un loro articolo nella nostra serie; qui restiamo sulla piazza Nejjarine e sui suoi dintorni immediati.
In breve
- Il fondouk Nejjarine fu costruito nel 1711 (1123 dell’egira) sotto il regno di Moulay Ismail, per ospitare mercanti e merci.
- L’edificio fu dichiarato monumento storico nel 1916 e fa parte della medina di Fes, iscritta al patrimonio mondiale UNESCO nel 1981.
- Restaurato negli anni Novanta grazie alla Fondazione Mohammed Karim Lamrani, dal 23 maggio 1998 ospita il museo Nejjarine delle arti e dei mestieri del legno.
- Le collezioni sono organizzate attorno a tre usi del legno: l’architettura, la casa e l’ambito religioso o scolastico.
- La fontana della piazza, decorata a zellige, è più tarda: viene attribuita al sultano Moulay Abderrahmane (regno 1822-1859).
- Una terrazza con sala da tè offre la vista sui tetti della medina; la visita richiede dai 45 minuti a un’ora e mezza.
- Ingresso a pagamento (dell’ordine di 20-30 dirham secondo le rilevazioni recenti), orari diurni, da verificare sul posto.

Museo Nejjarine: un museo del legno dentro un caravanserraglio
A Fes il legno non è un materiale secondario. Copre i soffitti delle madrase, chiude le case, sostiene le tettoie sopra le fontane, serve a fabbricare i tavolini bassi, i telai da tessitura, le tavolette su cui i bambini imparavano il Corano. Il museo Nejjarine è nato per conservare la memoria di questi saperi, in un momento in cui nelle botteghe tradizionali arrivavano le macchine e i legni d’importazione.
La scelta del luogo non ha nulla di casuale. «Nejjarine» viene dalla parola araba najjar, il falegname: la piazza e il quartiere sono occupati da secoli dagli artigiani del legno, e ancora oggi si sentono le pialle e le seghe nelle botteghe vicine. Mettere un museo del legno nel fondouk dei falegnami significa esporre gli oggetti a pochi metri da dove alcuni di essi possono essere stati fabbricati.
Va detto con chiarezza anche cosa questo museo è e cosa non è. Non è un’istituzione statale: è un museo privato, gestito dalla Fondazione Mohammed Karim Lamrani, riconosciuta di pubblica utilità. Non è nemmeno un museo immenso: le sale si percorrono in fretta, e l’edificio stesso vale metà dell’interesse. Chi cerca una grande raccolta di arti marocchine di ogni disciplina farà meglio ad andare al museo Dar Batha, dedicato alle arti tradizionali di Fes; le due visite si completano bene.
Storia del fondouk Nejjarine, dal 1711 a oggi
Un fondouk voluto sotto Moulay Ismail
Il fondouk fu edificato nel 1711, ossia 1123 dell’egira, sotto il regno del sultano alawita Moulay Ismail. Le schede di riferimento indicano come committente un amin, cioè un responsabile incaricato della gestione per conto del potere centrale, di nome ʿAdiyil. Il Makhzen, l’amministrazione centrale, vi aveva i suoi interessi: l’edificio serviva insieme da magazzino e da alloggio per i mercanti di passaggio, in particolare quelli che arrivavano dall’interno del paese con merci di valore.
Il principio del fondouk è semplice ed efficace. Al piano terra, attorno al cortile, si ricoveravano le bestie da soma e si stipavano le balle di merce; ai piani superiori le camere si aprivano sulle gallerie e accoglievano i viaggiatori. Il fondouk Nejjarine ne conta cinquantuno secondo la fondazione che lo ha restaurato. Prima del protettorato alcune camere appartenevano a mercanti, tra cui commercianti ebrei di Fes, e nell’Ottocento un ufficio postale funzionò in una piccola bottega tra l’edificio e la fontana.
Per gli storici dell’architettura l’interesse del fondouk sta nella sua data. Illustra le tendenze decorative dell’inizio dell’epoca alawita, in un periodo in cui Moulay Ismail concentrava i suoi grandi cantieri soprattutto a Meknes. Trovare a Fes un edificio civile di questa qualità, e così ben conservato, non capita spesso.
Monumento storico, poi commissariato
Il fondouk fu dichiarato monumento storico nel 1916, nei primi anni del protettorato francese. La classificazione non gli ha impedito di cambiare destinazione: nel corso del Novecento fu tra l’altro commissariato di polizia durante il protettorato, poi convitto per studenti. Per mancanza di manutenzione si degradò gravemente e fu abbandonato negli anni Settanta. Guardando oggi le impeccabili strutture lignee delle gallerie, si fa fatica a immaginare lo stato di rovina parziale in cui si trovava l’edificio una ventina d’anni prima dell’apertura del museo.
Il restauro finanziato da Mohammed Karim Lamrani
Il salvataggio arriva da un figlio di Fes. Mohammed Karim Lamrani, nato in città nel 1919 e morto nel 2018, fu per tre volte Primo ministro del Marocco e un imprenditore di primo piano. L’iniziativa di salvare il complesso Nejjarine partì dall’associazione Fes-Saiss, dal ministero dell’Interno e dalle autorità locali della città; Karim Lamrani accettò di finanziarne il restauro, e in seguito la sua fondazione prese in carico il museo.
I lavori iniziarono nel 1990 e si conclusero nell’ottobre 1996 secondo la presentazione pubblicata da CEMA, impresa del mecenate. Non riguardavano solo il fondouk: un comitato pluridisciplinare seguì il restauro della piazza, della fontana, della moschea vicina e del quartiere artigiano. Il costo dichiarato è di 18 milioni di dirham. Il museo fu inaugurato il 23 maggio 1998. Il risultato è molto curato, in certi punti quasi nuovo: tenete presente, guardando le gallerie, che una parte delle strutture in legno è stata rifatta negli anni Novanta da artigiani di oggi, il che è di per sé una dimostrazione vivente del sapere che il museo espone.
| Data | Evento |
|---|---|
| 1711 (1123 H) | Costruzione del fondouk sotto Moulay Ismail, su commissione dell’amin ʿAdiyil |
| 1822-1859 | Regno di Moulay Abderrahmane, a cui viene attribuita la fontana della piazza |
| Ottocento | Ufficio postale in una bottega tra il fondouk e la fontana |
| 1916 | Dichiarazione di monumento storico |
| Novecento | Usi successivi: commissariato di polizia, convitto |
| Anni Settanta | Abbandono dell’edificio, ormai molto degradato |
| 1981 | Iscrizione della medina di Fes al patrimonio mondiale UNESCO |
| 1990-1996 | Restauro del complesso (fondouk, piazza, fontana, moschea, quartiere) |
| 23 maggio 1998 | Inaugurazione del museo Nejjarine delle arti e dei mestieri del legno |
La piazza Nejjarine, la sua fontana e il souk dei falegnami
La piazza è piccola, leggermente irregolare, e spesso ci si sbuca senza aspettarselo svoltando in un vicolo. La compongono tre elementi: la facciata del fondouk, la fontana addossata accanto al portale e le botteghe di falegnameria che costeggiano le strade attorno. È questo insieme, più di ogni singolo elemento, a farne una delle piazze più fotografate di Fes.
La fontana di Moulay Abderrahmane
La fontana, o saqqaya, non è coeva al fondouk: viene attribuita al sultano Moulay Abderrahmane, che regnò dal 1822 al 1859, cioè più di un secolo dopo la costruzione del caravanserraglio. Fondouk e fontana formano però oggi un insieme unico, ed è proprio così che li si fotografa: l’occhio non separa più l’uno dall’altra.
Guardatela da vicino. Una vasca rettangolare, che serviva anche da abbeveratoio per i cavalli, sormontata da un grande pannello di zellige dove dominano blu, gialli e rossi, con motivi geometrici e floreali. Sopra, un arco cieco, stucco scolpito, semicolonne che sostengono architravi di legno e infine una tettoia di cedro che ripara la decorazione dalla pioggia. È un ottimo riassunto, in due metri quadrati, dei tre materiali della decorazione fassi: la ceramica, il gesso e il legno.
Il souk dei falegnami, ancora al lavoro
Il museo avrebbe meno senso senza il quartiere. Nei vicoli che partono dalla piazza i falegnami fabbricano ancora porte, cornici, tavoli, cassoni nuziali, elementi di carpenteria. L’odore di cedro appena tagliato vi avverte prima ancora che vediate i trucioli. Prendetevi cinque minuti prima o dopo la visita per guardare un artigiano al lavoro: si capiscono meglio gli attrezzi esposti nelle vetrine, che non sono reliquie ma gli antenati diretti di quelli che si usano ancora tre porte più in là. Per collocare questo souk nell’insieme dei mercati specializzati della città, leggete la nostra guida ai souk di Fes.
Un consiglio di buona educazione: chiedete prima di fotografare un artigiano al lavoro. La maggior parte accetta volentieri, qualcuno si aspetta una mancia o un acquisto, alcuni rifiutano, ed è un loro diritto.
Leggere l’architettura del fondouk
Il portale, prima sala del museo
Prima di pagare il biglietto, fermatevi davanti all’ingresso. Il portale misura circa 5 metri di altezza per 3 di larghezza. Unisce un arco oltrepassato, detto a ferro di cavallo, poggiato su pilastri di mattoni, un arco polilobato in gesso scolpito, pannelli di zellige con decoro floreale ed epigrafico e una tettoia di legno aggettante, con i suoi archi e le sue travi. Alzate lo sguardo sotto quella tettoia: l’intaglio del legno è più fine di quanto sembri dalla piazza. La pesante porta a due battenti completa la composizione.
Il cortile e le gallerie
Varcata la porta, il rumore della medina si spegne quasi di colpo. La pianta è rettangolare, organizzata attorno a un cortile centrale bordato sui quattro lati da gallerie sovrapposte. Ci sono un piano terra e più livelli superiori, poi la terrazza. Balaustre, archi e moucharabieh delle gallerie sono in legno; la luce che scende dal cielo aperto del cortile si ritaglia su queste grate e cambia molto a seconda dell’ora. Nel cortile, una grande bilancia da mercante in metallo, che serviva a pesare le merci, ricorda la funzione commerciale del luogo.
Le camere, diventate sale espositive
Le antiche camere dei viaggiatori, di dimensioni diverse, si aprono sulle gallerie. Sono loro ad accogliere oggi le vetrine. Sono strette e piuttosto buie, il che obbliga a entrarci una alla volta e dà al percorso un ritmo particolare: si alterna la penombra di una sala alla luce della galleria. È anche per questo che la visita sembra più lunga di quanto sia in realtà.

Le collezioni del museo Nejjarine, tema per tema
Il percorso è organizzato attorno a tre temi, presentati dal consiglio regionale del turismo di Fes: il legno nell’architettura, il legno nella vita domestica e il legno liturgico. Attrezzi da artigiano e pezzi di mobilio, antichi e contemporanei, completano l’insieme. Il numero esatto di oggetti esposti non è pubblicato ufficialmente.
Il legno nell’architettura
È la parte più spettacolare. Si vedono porte monumentali, battenti scolpiti, frammenti di soffitti, architravi e mensole, pannelli di moucharabieh. Vedere questi elementi all’altezza degli occhi cambia tutto: in una madrasa un soffitto intagliato si guarda da dieci metri di distanza e in controluce; qui si distinguono il colpo di sgorbia, gli intrecci, le iscrizioni, a volte i resti di pittura. Se avete in programma di visitare poi le grandi madrase della città, passate prima di qui: guarderete i loro legni con un altro occhio.
Il legno nella casa
Secondo registro: gli oggetti di tutti i giorni. Cassoni scolpiti o dipinti che accoglievano il corredo e la biancheria, tavolini bassi, scaffali, mobili e utensili della vita quotidiana. Il museo espone anche strumenti musicali, che mostrano come l’artigiano del legno potesse essere anche liutaio. È spesso la parte preferita dai bambini, perché gli oggetti hanno una funzione che si intuisce.
Il legno del sacro e del sapere
Terzo registro: il legno liturgico e scolastico. Ci sono le tavolette coraniche, quelle assi di legno su cui gli allievi delle scuole tradizionali scrivevano a inchiostro i versetti da memorizzare prima di cancellarli, oggetti di moschea, rosari. Questi pezzi modesti raccontano la storia di Fes quanto le porte monumentali: la città della Qaraouiyine è prima di tutto una città di studiosi e di scuole.
Attrezzi, essenze e tecniche
Una parte della collezione è dedicata agli attrezzi dei falegnami e degli intagliatori: strumenti per tagliare, piallare, scavare e misurare il legno. È la sezione più sottovalutata del museo. I pannelli spiegano anche le essenze utilizzate, in primo luogo il cedro dell’Atlante, le cui foreste del Medio Atlante si trovano a meno di due ore di strada da Fes. Tenete a mente tre tecniche che ritroverete ovunque in città:
- l’intaglio in incavo e in rilievo, che dà gli intrecci e le iscrizioni di porte e soffitti;
- il legno dipinto, chiamato zouaq, con motivi floreali colorati, soprattutto su cassoni e soffitti domestici;
- il moucharabieh, assemblaggio di piccoli pezzi torniti che lascia passare aria e luce riparando al tempo stesso dagli sguardi.
| Tema | Cosa si vede | Da guardare da vicino |
|---|---|---|
| Legno architettonico | Porte, battenti, frammenti di soffitti, mensole, moucharabieh | Le iscrizioni intagliate e le tracce di pittura antica |
| Legno domestico | Cassoni, tavolini bassi, utensili, strumenti musicali | I cassoni dipinti a zouaq e gli incastri senza chiodi |
| Legno liturgico e scolastico | Tavolette coraniche, oggetti di moschea, rosari | L’usura delle tavolette, levigate da generazioni di allievi |
| Attrezzi | Attrezzi da falegname e da intagliatore | Confrontateli con quelli delle botteghe della piazza |
| Edificio | Portale, cortile, gallerie, bilancia da mercante, terrazza | La tettoia di cedro del portale e la luce sulle gallerie |
La terrazza panoramica e la sua sala da tè
La terrazza è la bella sorpresa della visita. Ci si arriva dalla scala, dopo l’ultimo livello di gallerie, e vi si trova una sala da tè. La vista abbraccia i tetti piatti della medina, i minareti e, con tempo limpido, le colline attorno alla città. Anche se non avete il tempo di vedere tutte le sale, salite: è uno dei pochi punti panoramici in quota facilmente accessibili al centro di Fes el-Bali, e il posto ideale per una pausa.
Due note pratiche. La sala da tè può chiudere prima del museo o non essere in funzione in certi giorni: non contateci per pranzare. E la terrazza è esposta: d’estate, tra le 13 e le 16, il sole è schiacciante, mentre nel tardo pomeriggio la luce radente sui tetti è la più bella.
Visitare il museo Nejjarine: informazioni pratiche
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Indirizzo | Piazza Nejjarine, medina di Fes el-Bali |
| Statuto | Museo privato gestito dalla Fondazione Mohammed Karim Lamrani |
| Orari | Tutti i giorni dalle 10 alle 17.30 secondo il consiglio regionale del turismo di Fes (alcune fonti indicano una chiusura più tarda); da verificare sul posto, soprattutto durante il ramadan e nei giorni festivi |
| Prezzo | Ingresso a pagamento, dell’ordine di 20-30 dirham per adulto secondo le rilevazioni recenti; prezzo non pubblicato ufficialmente online |
| Durata | 45 minuti per l’essenziale, un’ora e mezza con la terrazza e il souk |
| Foto | La regola è cambiata nel tempo e può essere più severa nelle sale che nel cortile o sulla terrazza; seguite i cartelli affissi e le indicazioni del personale |
| Accessibilità | Scale per raggiungere i piani e la terrazza; nessun ascensore segnalato |
| Momento migliore | All’apertura o nel tardo pomeriggio, nei giorni feriali |
Arrivarci a piedi da Bab Boujloud
Dalla porta blu di Bab Boujloud l’itinerario più leggibile è scendere lungo la Talaa Kebira, la grande strada in pendenza che attraversa la medina. Seguitela fino in fondo, dove sbuca sui souk del centro, verso il souk Attarine e i dintorni del mausoleo di Moulay Idriss II. La piazza Nejjarine si trova a qualche decina di metri da quella zona. Calcolate dai 15 ai 25 minuti di cammino a seconda della folla e delle vostre soste. Il museo di solito è indicato dai cartelli turistici della medina; in caso di dubbio chiedete ai negozianti piuttosto che ai ragazzi che si offrono spontaneamente di accompagnarvi.
Per orientarvi nella medina al di là di questo percorso, la nostra guida della medina di Fes el-Bali descrive le porte, gli assi principali e la logica dei quartieri.
Dall’aeroporto, dalla stazione o in taxi
Nella medina non entra nessuna automobile. Un petit taxi vi lascerà a una delle porte (Bab Boujloud è la più comoda per seguire l’itinerario qui sopra), poi finirete a piedi. Se arrivate in aereo, l’aeroporto di Fes-Saiss si trova a sud della città: la nostra guida dell’aeroporto di Fes-Saiss spiega le opzioni per raggiungere il centro, e il confronto dei trasferimenti dagli aeroporti del Marocco vi aiuta a scegliere tra taxi, navetta e transfer privato. Molti riad propongono anche di far accompagnare i clienti fino alla porta al momento dell’arrivo, il che evita di cercare l’indirizzo con i bagagli.
Abbigliamento, durata e momento migliore
Il museo è un luogo culturale aperto a tutti, senza restrizioni. Non è richiesto alcun abbigliamento particolare, ma il quartiere circostante è uno dei più tradizionali della medina, a due passi dal mausoleo di Moulay Idriss II: spalle e ginocchia coperte sono semplicemente il modo più rispettoso di girarci. Mettete scarpe che tengano bene, le scale interne sono ripide e i vicoli scivolosi quando piove.
Il venerdì a fine mattinata e a inizio pomeriggio il quartiere vicino è molto frequentato e molte botteghe chiudono: non è il momento adatto per combinare il museo e i souk. Nei giorni feriali, arrivare all’apertura permette di godersi il cortile quasi vuoto, prima dei gruppi guidati che passano spesso a fine mattinata.
Gli errori da evitare
- Accontentarsi della foto della fontana. La maggior parte dei gruppi si ferma cinque minuti davanti alla facciata e riparte: l’interno vale ampiamente il prezzo del biglietto.
- Saltare gli attrezzi. Le vetrine degli attrezzi sembrano austere; sono però quelle che danno la chiave di tutto il resto.
- Fotografare nelle sale senza verificare. Guardate i cartelli o chiedete al personale; in ogni caso il cortile e la terrazza offrono immagini più che sufficienti.
- Seguire una falsa guida. Chi si offre di «mostrarvi il museo» vi porterà quasi sempre anche in una bottega. Il percorso è breve e segnalato.
- Arrivare poco prima della chiusura. Con meno di un’ora a disposizione dovrete scegliere tra le sale e la terrazza, che chiude con il museo.
- Dimenticarsi di alzare gli occhi sulla piazza. La tettoia di cedro del portale e quella della fontana sono due pezzi da esposizione gratuiti.
Nei dintorni della piazza Nejjarine
La piazza è il baricentro della medina, e quasi tutto ciò che Fes ha di più celebre si trova a meno di dieci minuti a piedi. Qualche idea per proseguire, ciascuna descritta nella nostra guida su cosa fare a Fes:
- Il mausoleo di Moulay Idriss II, vicinissimo: l’interno è riservato ai fedeli, ma si può guardare dalle porte e costeggiare il quartiere circostante, i cui accessi sono segnati da barre di legno orizzontali.
- Il souk Attarine, l’antico mercato dei droghieri e dei profumieri, e la kissaria, dove si vendono tessuti e abbigliamento.
- La madrasa Attarine, collegio del XIV secolo famoso per gli stucchi e le opere in legno, a pochi minuti, per vedere in opera ciò che il museo mostra in vetrina.
- La moschea Qaraouiyine, di cui si intravede il cortile dalle porte (ingresso riservato ai fedeli).
- La piazza Seffarine e i suoi calderai, che battono il rame all’aperto, un po’ più a est.
Un giro logico di mezza giornata: museo Nejjarine all’apertura, pausa sulla terrazza, mausoleo di Moulay Idriss visto dall’esterno, souk Attarine, madrasa Attarine, poi discesa verso la piazza Seffarine. Avrete visto l’essenziale del cuore di Fes el-Bali senza mai camminare più di un chilometro.
Domande frequenti sul museo Nejjarine
Quanto costa l’ingresso del museo Nejjarine?
L’ingresso è a pagamento e costa dell’ordine di 20-30 dirham per adulto secondo le rilevazioni recenti. Il prezzo non è pubblicato ufficialmente online: portate contanti in dirham e controllate la tariffa esposta alla cassa.
Quali sono gli orari del museo Nejjarine?
Il consiglio regionale del turismo di Fes indica l’apertura tutti i giorni dalle 10 alle 17.30; alcune fonti segnalano una chiusura più tarda. Gli orari possono essere ridotti durante il ramadan e in certi giorni festivi: verificate sul posto o chiedete alla vostra struttura.
Di quando è il fondouk Nejjarine?
Il fondouk fu costruito nel 1711, ossia 1123 dell’egira, sotto il regno del sultano Moulay Ismail. La fontana della piazza è più tarda ed è attribuita a Moulay Abderrahmane, che regnò dal 1822 al 1859.
Chi gestisce il museo Nejjarine?
È un museo privato gestito dalla Fondazione Mohammed Karim Lamrani, riconosciuta di pubblica utilità. Il mecenate, ex Primo ministro originario di Fes, finanziò il restauro del complesso Nejjarine negli anni Novanta; il museo fu inaugurato il 23 maggio 1998.
Si possono fare foto nel museo Nejjarine?
Cortile, gallerie e terrazza si fotografano senza difficoltà nella maggior parte dei casi; la regola nelle sale espositive è cambiata nel tempo. Nessuna indicazione ufficiale è pubblicata online: seguite i cartelli affissi e le indicazioni del personale.
Quanto tempo serve per visitare il museo Nejjarine?
Calcolate 45 minuti per le sale e l’edificio, e fino a un’ora e mezza se prendete un tè sulla terrazza e fate un giro nel vicino souk dei falegnami.
Il museo Nejjarine è aperto a tutti i visitatori?
Sì. È un museo, aperto a tutti i visitatori senza distinzione. Solo i luoghi di culto vicini, come il mausoleo di Moulay Idriss II e la moschea Qaraouiyine, hanno l’ingresso riservato ai fedeli.
Vale la pena visitare il museo Nejjarine se si ha poco tempo?
Sì, perché è centrale e si visita in fretta. Con una sola giornata a Fes si inserisce senza deviazioni tra il quartiere di Moulay Idriss e il souk Attarine, e la sua terrazza offre una delle rare viste dall’alto facilmente accessibili sulla medina.
In sintesi
Il museo Nejjarine mette insieme tre buone ragioni per fermarsi: un fondouk del 1711 tra i meglio restaurati di Fes, una fontana ottocentesca che riassume da sola la decorazione fassi, e collezioni che insegnano a guardare il legno di tutta la città, dalle porte delle case ai soffitti delle madrase. Venite presto, salite sulla terrazza, passate cinque minuti dai falegnami della piazza e tenete il resto della mattinata per il quartiere di Moulay Idriss e il souk Attarine, a due passi. È una visita breve, poco costosa, e di quelle che rendono più interessante tutto il seguito del viaggio.
Fonti ufficiali
- UNESCO, Medina di Fes (patrimonio mondiale)
- ArchNet, Funduq al-Najjariyyin
- Discover Islamic Art (Museum With No Frontiers), Nejjarin Funduq
- Consiglio regionale del turismo di Fes, museo Nejjarine
- Fondazione Karim Lamrani, mecenatismo culturale del museo Nejjarine
Articolo informativo, aggiornato a settembre 2026. Prezzi, orari e regole di visita del museo Nejjarine possono cambiare: verificateli sul posto prima della visita.
Credito fotografico
Illustrazioni: immagine in evidenza «File:Fondouk el-Nejjarine (Old name- Fes (5364129707)).jpg» — Michal Osmenda from Brussels, Belgium (CC BY-SA 2.0); «File:Place nejjarine from above.jpg» — Robert Prazeres (CC BY-SA 4.0); «File:Place-an-Nejjarine (4783710686).jpg» — Mike Prince from Bangalore, India (CC BY 2.0), via Wikimedia Commons.



