Il Borj Nord di Fes è una fortezza saadiana fondata nel 1582 dal sultano Ahmed al-Mansour sulla collina che domina Fes el-Bali da nord, e dal 1963 ospita il Museo delle Armi, il primo museo marocchino dedicato alla storia delle armi. Si sale quassù per due motivi che si equivalgono: una collezione di diverse migliaia di pezzi riunita da un conservatore militare, e una delle vedute più complete sulla medina, inquadrata esattamente dal punto in cui i cannoni del sultano la tenevano sotto tiro.
Questa guida ricostruisce la storia del forte a partire dalle fonti disponibili, spiega che cosa si vede attraversando le sue sale e la sua terrazza, fa il punto in modo onesto sullo stato di apertura del museo, poi entra nel dettaglio dell’accesso da Bab Guissa, da Bab Boujloud o dalla stazione. Gli altri monumenti della collina, a cominciare dalle vicine tombe merinidi, hanno ciascuno un articolo dedicato nella nostra serie su Fes: vi rimandiamo a quelli invece di ripeterci.
In breve
- Il Borj Nord fu fondato nel 1582 dal sultano saadiano Ahmed al-Mansour; una scheda scientifica indica il 1588 (995 dell’egira), divergenza che le fonti non risolvono.
- Il forte fa parte di un sistema di undici forti che cingevano la medina di Fes, secondo il suo stesso conservatore.
- La pianta, un nucleo quadrato affiancato da quattro bastioni dalle punte molto acute, segue il modello “bastionato” europeo del Cinquecento; le cronache parlano del contributo di prigionieri portoghesi.
- Il monumento occupa circa 2.250 m² e il suo sito circa 4,5 ettari.
- Il Museo delle Armi, aperto nel 1963, dipende dalla Commissione marocchina di storia militare dal 22 marzo 2003; la sua collezione contava 4.898 pezzi provenienti dal Marocco e da altri 35 paesi secondo l’inventario pubblicato nel 2006, e 6.245 pezzi secondo un reportage del 2022.
- Pezzo simbolo: un cannone di bronzo del Cinquecento lungo circa 4,80 m e pesante 12 tonnellate, che la tradizione collega alla battaglia dei Tre Re (1578).
- Lo stato di apertura è cambiato negli ultimi anni: verificate sul posto prima di salire apposta.

Perché il Borj Nord di Fes vale la salita
Quasi tutti scoprono Fes dal basso: da Bab Boujloud, lungo la Talaa Kebira, tra le concerie e i vicoli dove non si vedono mai più di tre metri di cielo. Il Borj Nord propone l’esercizio opposto. Dalla sua terrazza la medina smette di essere un labirinto e diventa una forma leggibile, una conca di case bianche e ocra che scende verso il fiume, irta di minareti, con di fronte, sull’altro versante, la sagoma del suo gemello, il Borj Sud.
Ma il forte non è soltanto un belvedere. È una delle poche testimonianze, a Fes, di una rivoluzione militare: l’arrivo della polvere da sparo e del cannone, che obbligò i costruttori a inventare muri capaci di incassare le palle e piattaforme capaci di reggere pezzi d’artiglieria. Ed è un museo che racconta quella rivoluzione con i propri oggetti, dalla sciabola al fucile a ripetizione. Sono rari i luoghi in cui l’edificio e la collezione parlano così esattamente dello stesso tema.
Il nostro parere: se avete solo mezza giornata per uscire dai souk, abbinate il Borj Nord alle tombe merinidi, a pochi minuti l’uno dalle altre. Il museo porta il contenuto, le tombe la luce della sera. Per collocare questa tappa in un soggiorno completo, la nostra guida su cosa fare a Fes propone itinerari da uno a tre giorni.
Storia del Borj Nord: una fortezza saadiana puntata sulla medina
1582 o 1588: che cosa dicono le fonti
La data più citata, il 1582, è quella indicata da Hafid Mokadem, conservatore dei Borj Nord e Sud di Fes, nella presentazione del progetto di riqualificazione del monumento, ed è anche quella del dispaccio dell’agenzia MAP pubblicato da Le Matin nel 2006. La banca dati Discover Islamic Art, la cui scheda porta la firma dello storico Mohamed Mezzine, propone invece il 995 dell’egira, cioè il 1588. Wikipedia in francese riporta entrambe le cifre senza sceglierne una. Lo scarto è modesto e si spiega facilmente: un cantiere di questa portata può durare diversi anni, e la data di fondazione non coincide per forza con quella del completamento. Tenete a mente che il Borj Nord è un’opera degli anni Ottanta del Cinquecento, sotto il regno di Ahmed al-Mansour (1578-1603).
Questo sultano, soprannominato ad-Dahbi, “il Dorato”, salì al trono all’indomani della battaglia dei Tre Re, combattuta nell’agosto 1578 presso Ksar el-Kebir, dove l’esercito marocchino annientò la spedizione del re Sebastiano del Portogallo. La vittoria gli portò un prestigio enorme, riscatti ingentissimi e migliaia di prigionieri. Il contesto non è un dettaglio: illumina sia l’architettura del Borj Nord sia la presenza, nel suo museo, di un cannone che la tradizione associa a quella battaglia.
Prigionieri portoghesi e un’architettura venuta dall’Europa
Secondo le cronache citate dal conservatore del sito, il Borj Nord fu innalzato con l’apporto di prigionieri portoghesi, il che spiegherebbe il carattere europeo della sua architettura. Anche lo storico dell’arte Xavier Salmon, nel suo volume sugli splendori saadiani, collega questi forti al saper fare di prigionieri europei catturati nel 1578. La pianta imita in effetti le fortezze che i portoghesi avevano disseminato sulla costa marocchina nel Cinquecento, da Azemmour a Mazagan: un corpo compatto, bastioni sporgenti, muri spessi e bassi pensati per assorbire i colpi più che per impressionare.
C’è qui un’ironia che si apprezza meglio una volta sul posto: il sultano che aveva appena battuto il Portogallo fece costruire, sopra la sua città più ribelle, una fortezza alla portoghese, forse edificata da mani portoghesi. Il forte appartiene alla primissima generazione di fortificazioni di Fes pensate per l’età della polvere da sparo, e resta, insieme al Borj Sud, la dimostrazione più chiara di quella svolta in città.
Sorvegliare Fes più che difenderla
Perché un forte a nord e un altro a sud? La risposta più onesta è doppia. Ufficialmente si trattava di proteggere Fes dagli assedi condotti da tribù o da pretendenti al trono, come ricorda la scheda di Discover Islamic Art. Ma i saadiani, la cui capitale era Marrakech, a Fes avevano incontrato una resistenza tenace. Lo storico Roger Le Tourneau, nel suo studio di riferimento su Fes prima del protettorato, sottolinea che questi forti servivano tanto a tenere a bada la popolazione di Fes el-Bali quanto a respingere un nemico esterno. Basta salire sulla terrazza per capirlo: le feritoie non guardano la campagna, guardano la medina.
Il Borj Nord non era isolato. Hafid Mokadem lo descrive come un elemento di un sistema difensivo di undici forti che cingeva la medina. I più noti oggi sono il Borj Nord e il Borj Sud, che si fronteggiano ai due lati della valle, ai quali si aggiungono bastioni saadiani lungo le mura di Fes el-Jdid. Per collocare queste opere nell’insieme del sistema difensivo, leggete il nostro articolo su mura e porte di Fes.
Dagli alauiti al primo museo delle armi del Marocco
Il forte non ha attraversato i secoli immutato. Mohamed Metalsi, nel suo libro su Fes, ritiene che la forma originaria fosse più compatta e cubica, simile a quella del Borj Sud, e che i grandi bastioni angolari che oggi gli danno un profilo a stella siano stati probabilmente aggiunti in epoca alauita. Le fonti consultate non forniscono una data precisa per questa trasformazione; diffidate dei testi che ne propongono una senza riferimenti. La scheda di Discover Islamic Art menziona inoltre “molteplici restauri” nel corso del tempo.
Sotto il protettorato francese il monumento servì da caserma militare, poi da prigione, secondo il suo conservatore. Nel 1963, pochi anni dopo l’indipendenza, accolse il primo museo specializzato nella storia delle armi in Marocco. Il 22 marzo 2003 passò sotto la tutela della Commissione marocchina di storia militare (CMHM), che avviò un progetto complessivo di riqualificazione: consolidamento e restauro dell’edificio, risistemazione delle aree circostanti, nuova museografia e restauro della collezione. Stando alla presentazione del progetto, il cantiere era previsto in 24 mesi per un importo di circa 11 milioni di dirham, con l’architetto Mohammed Bennani e lo scenografo Philippe Delis. Il dispaccio MAP del maggio 2006 colloca l’inaugurazione del museo rinnovato nel quadro delle celebrazioni per il cinquantenario delle Forze armate reali.
| Data | Evento | Fonte principale |
|---|---|---|
| 1578 | Battaglia dei Tre Re; ascesa di Ahmed al-Mansour | Storiografia generale |
| 1582 (o 1588 secondo una scheda) | Fondazione del Borj Nord, dentro un sistema di undici forti attorno alla medina | Conservazione del Borj Nord; Discover Islamic Art |
| Epoca alauita (data non accertata) | Probabile aggiunta dei grandi bastioni angolari | M. Metalsi, Fès, la ville essentielle |
| Protettorato francese (1912-1956) | Caserma militare, poi prigione | Conservazione del Borj Nord |
| 1963 | Apertura del primo museo delle armi del Marocco | Conservazione del Borj Nord; MAP |
| 22 marzo 2003 | Passaggio sotto la tutela della Commissione marocchina di storia militare; avvio della riqualificazione | Conservazione del Borj Nord |
| Maggio 2006 | Museo rinnovato presentato durante il cinquantenario delle FAR | Dispaccio MAP, Le Matin |
| 2025 | Riapertura segnalata da siti turistici dopo una chiusura per lavori, senza comunicato ufficiale reperito | Da verificare sul posto |
L’architettura del Borj Nord, letta sul posto
Un nucleo quadrato e quattro bastioni a punta di lancia
Il principio si coglie meglio dal parcheggio che dall’interno. Il forte è formato da un nucleo pressoché quadrato, affiancato a ogni angolo da un bastione dalle punte molto acute, che Wikipedia paragona a punte di lancia. La forma non ha nulla di decorativo: un bastione appuntito elimina gli angoli morti, perché ogni lato può essere spazzato dal tiro del bastione vicino, e offre alla palla nemica una superficie obliqua sulla quale rimbalza invece di colpire in pieno. È la logica della “fortificazione alla moderna”, quella che in Europa si impone nel Cinquecento e che il conservatore del sito cita esplicitamente.
Il materiale sorprende chi immagina una fortezza in pietra da taglio: le fonti descrivono un forte costruito in larga parte in pisé, la terra battuta gettata a strati dentro casseforme che forma anche le mura di Fes e di Marrakech. Da lì viene il colore fulvo dei muri. Il monumento occupa circa 2.250 m², una superficie notevole per un forte, e il sito attrezzato che lo circonda, con i giardini, la passeggiata e il parcheggio, si estende su circa 4,5 ettari secondo la presentazione del progetto di riqualificazione.
Casematte, volte e cisterna sotterranea
All’interno si circola in corridoi coperti da volte a botte, che distribuiscono le sale del museo. Il piano superiore ospitava casematte usate come deposito di munizioni: ambienti massicci, dai muri spessi e dalle aperture strette, che oggi si prestano piuttosto bene all’esposizione di oggetti fragili. Il dettaglio che cattura gli appassionati di architettura si trova sotto i vostri piedi: il forte possiede una cisterna sotterranea, indispensabile a una guarnigione che doveva reggere un assedio. Il progetto di riqualificazione prevedeva di renderla visitabile, con un accesso dalla sala di accoglienza. Se è aperta il giorno della vostra visita, non perdetevela: è il punto in cui si misura meglio la logica di autonomia della fortezza.
La terrazza, i suoi cannoni e i suoi sessanta gradini
Per raggiungere la terrazza bisogna salire una scala di oltre sessanta gradini, precisa la scheda di Discover Islamic Art. La piattaforma fu concepita per reggere il peso e il rinculo dei cannoni, ed è questo a renderla così ampia. Alcuni pezzi d’artiglieria vi sono esposti rivolti verso la medina, nello stesso orientamento che avevano allora. Medias24 vi ha contato 56 aperture per cannone, completate da numerose feritoie gemelle aperte nel parapetto per il tiro col fucile. Il progetto di rinnovo prevedeva anche cannocchiali a disposizione dei visitatori e una piattaforma elevatrice per le persone a mobilità ridotta; non abbiamo potuto confermare che siano ancora in funzione, informatevi alla reception.
Il Museo delle Armi del Borj Nord: che cosa contengono le collezioni
Il conservatore presenta il luogo come un museo nazionale specializzato, dedicato alla storia e all’evoluzione delle armi in Marocco e nel mondo. L’arco cronologico va dalla preistoria fino alle armi da fuoco automatiche della prima metà del Novecento. L’interesse degli oggetti non è soltanto militare: molti sono anche pezzi di oreficeria, cesello o intarsio, e raccontano tecniche artigianali oltre che guerre.
La collezione in cifre
Le cifre pubblicate dalla conservazione del museo e riprese dal dispaccio MAP del 2006 sono precise: 4.898 pezzi in totale, di cui 775 esposti in permanenza, 2.479 conservati in deposito e 128 prestati ad altri musei marocchini. Oltre al Marocco, la collezione rappresenta 35 paesi di Africa, Europa, Asia e America del Nord. Questi numeri risalgono alla riqualificazione del 2003-2006. Nel luglio 2022 un reportage di Medias24 indicava un totale più alto: 6.245 pezzi, di cui sempre 775 esposti in permanenza, senza contare circa 2.000 pezzi allora in restauro, originari di una quarantina di paesi. Lo stesso reportage precisa che la maggior parte delle armi proviene dall’antica Makina di Fes. Gli inventari cambiano quindi nel tempo, e l’allestimento può essere mutato da allora, soprattutto dopo i lavori più recenti.
Il percorso, sala per sala
La museografia ideata durante la riqualificazione segue un senso di visita unico, cronologico e tematico. Un articolo di Medias24 uscito nel luglio 2022 descrive un’esposizione organizzata attorno a tre grandi temi distribuiti su tredici sale, dove i pezzi sono ordinati per mostrare l’evoluzione dei sistemi di accensione, di caricamento, di difesa e di parata. La pianta del progetto di riqualificazione dettaglia così la sequenza:
| Spazio | Tema | Che cosa guardare |
|---|---|---|
| Sale 1-3 | Le armi bianche nel mondo | Le differenze di forma tra sciabole, spade e pugnali a seconda delle regioni |
| Ala 4 | Le armature: difesa e parata | Scudi, elmi e protezioni, tra funzione e prestigio |
| Sale 5-7 | Armi da fuoco individuali dal XV al XVIII secolo | Il passaggio dalla miccia alla ruota e poi alla pietra focaia |
| Ala 8 | L’artiglieria: nascita ed evoluzione | Il grande cannone di bronzo e i pezzi d’assedio |
| Sale 9-11 | Armi da fuoco individuali dall’Ottocento ai primi del Novecento | Percussione, cartuccia metallica, armi a ripetizione |
| Sezione marocchina | Armi marocchine tradizionali: prestigio e gloria | Fucili a canna lunga intarsiati, pugnali con fodero cesellato |
| Sezione Makina | La Makina di Fes | Le armi prodotte dalla manifattura reale di Fes el-Jdid |
Le sale delle armi del mondo riuniscono, secondo Medias24, una collezione quasi esaustiva: armi bianche (spade, sciabole, pugnali, coltelli), armature (scudi, elmi, bracciali), armi da fuoco individuali (fucili, carabine, pistole, mitragliatrici), oltre ad armi da parata e da caccia. Il consiglio che daremmo a un visitatore non specialista: non provate a leggere tutto. Scegliete un filo, per esempio l’evoluzione del meccanismo di accensione, e seguitelo di sala in sala. In un’ora avrete capito come un fucile del Cinquecento, che richiedeva una miccia accesa, sia diventato un’arma a cartuccia che si ricarica in pochi secondi.
Il grande cannone di bronzo
Il pezzo più spettacolare è un cannone di bronzo del Cinquecento, lungo circa 4,80 metri e pesante quasi 12 tonnellate secondo il dispaccio MAP del 2006. La tradizione locale lo collega alla battaglia dei Tre Re del 1578, il che ne farebbe un ricordo diretto della vittoria che portò Ahmed al-Mansour al potere. Prendete questa attribuzione per quello che è: una tradizione, rilanciata dalle fonti ufficiali del museo, di cui non abbiamo trovato una dimostrazione archeologica pubblicata. Non toglie nulla all’impatto visivo dell’oggetto, la cui lunghezza rende molto concreta la potenza di fuoco che il forte poteva dirigere sulla città.

La Makina di Fes, l’altro filo conduttore
La sezione più propriamente fassi del museo è dedicata alla Makina. Secondo Medias24, il Borj Nord conserva centinaia di armi uscite da questa manifattura creata nell’Ottocento per ordine del sultano Moulay Hassan I, che riforniva l’esercito marocchino di fucili, cartucce e ordigni esplosivi. Dar al-Makina fu fondata nel 1885-1886 con il contributo di ufficiali italiani, nell’ambito di uno sforzo di modernizzazione dell’esercito di fronte alle potenze europee. Si legge talvolta che la manifattura risalirebbe a Moulay Rachid: è una confusione che le fonti storiche non sostengono.
L’interesse, per chi visita, sta nel collegamento con la città stessa: l’edificio della Makina esiste ancora, a Fes el-Jdid, sul lato ovest del Nuovo Mechouar, con la sua porta all’italiana, Bab al-Makina. Se ci passate dopo il museo, vedrete la fabbrica da cui uscivano i fucili che avete appena osservato dietro le vetrine.
Museo delle Armi del Borj Nord: aperto o chiuso?
È la domanda che si pongono tutti, e le risposte che si trovano online si contraddicono. Ecco che cosa è accertato e che cosa non lo è. Accertato: il museo esiste dal 1963, dipende dalla Commissione marocchina di storia militare, legata alle Forze armate reali, e ha riaperto dopo una riqualificazione completa avviata nel 2003. Diversi siti di informazione turistica segnalano poi una nuova chiusura per lavori durata alcuni anni, seguita da una riapertura nel marzo 2025. Non abbiamo trovato alcun comunicato ufficiale che confermi quella data, e il museo non dispone, per quanto ne sappiamo, di un sito web proprio che pubblichi gli orari.
La nostra raccomandazione è quindi pragmatica. Non salite al Borj Nord soltanto per il museo senza aver verificato che sia aperto: chiedete al vostro riad, che manda regolarmente clienti sulla collina, oppure a un tassista che fa il tragitto. La salita, in ogni caso, si giustifica lo stesso: anche a porte chiuse, i dintorni del forte, le tombe merinidi e la vista sulla medina valgono lo spostamento. È esattamente quello che raccontiamo nella nostra selezione dei più bei punti panoramici su Fes.
Visitare il Borj Nord di Fes: informazioni pratiche
Arrivarci da Bab Guissa, Bab Boujloud o dalla stazione
Il forte si erge fuori dalle mura, sulla collina a nord di Fes el-Bali, nello stesso settore delle tombe merinidi e dell’hotel Les Merinides. La pianta del sito mostra una passeggiata, chiamata passeggiata dei Saadiani, che scende verso Bab Guissa, e una via d’accesso per i veicoli con parcheggio e fermata dell’autobus.
- A piedi da Bab Guissa: è la porta nord della medina più vicina. Calcolate circa 15-25 minuti di salita secondo il vostro passo (stima); il percorso è in pendenza e poco ombreggiato.
- A piedi da Bab Boujloud: possibile, ma lungo e poco piacevole sotto il sole pieno, perché bisogna aggirare la medina da nord. Lo sconsigliamo in estate.
- In petit taxi: la soluzione più semplice da Bab Boujloud o dalla città nuova. Chiedete “Borj Nord” o “les Merinides” e pretendete il tassametro; la corsa resta breve, la tariffa dipende dall’ora e dal traffico.
- Dalla stazione ONCF di Fes: la stazione si trova nella città nuova; un petit taxi vi lascia ai piedi del forte in circa 15-20 minuti a seconda del traffico (da verificare).
- Dall’aeroporto di Fes-Saiss: l’aeroporto si trova a sud della città; consultate la nostra guida dell’aeroporto di Fes-Saiss per taxi e navette, poi il nostro confronto dei trasferimenti dagli aeroporti del Marocco.
Orari, prezzo e durata della visita
Nessun orario ufficiale è pubblicato dall’istituzione. Le informazioni raccolte su siti recenti divergono: alcune indicano un’apertura dalle 9 alle 12 e poi dalle 15 alle 18 con chiusura il martedì, altre un’apertura dal martedì alla domenica dalle 9 alle 12 e poi dalle 14 alle 17. La pausa di metà giornata sembra costante; non contate di visitare tra mezzogiorno e la metà del pomeriggio. Il biglietto d’ingresso segnalato è modesto, in genere sull’ordine di 10-20 dirham, ma circola anche una cifra più alta: portate monete e verificate sul posto.
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Nome | Borj Nord (Burj al-Shamal, برج الشمال), Museo delle Armi |
| Posizione | Collina a nord di Fes el-Bali, vicino a Bab Guissa e alle tombe merinidi |
| Ente di tutela | Commissione marocchina di storia militare (Forze armate reali) |
| Orari | Non pubblicati ufficialmente; le fonti indicano 9-12 e 14/15-17/18, con un giorno di chiusura settimanale (da verificare) |
| Prezzo | Modesto, spesso citato tra 10 e 20 DH (da verificare sul posto) |
| Durata consigliata | 1 ora per il museo, 30 minuti in più per la terrazza e i dintorni |
| Momento migliore | L’apertura del mattino per il museo; il tardo pomeriggio per la vista, proseguendo con le tombe merinidi |
| Abbigliamento | Nessun codice specifico segnalato; scarpe chiuse per la salita, cappello in estate |
| Foto | Libere all’esterno; chiedete alla reception per le sale |
Quando andare e come vestirsi
Poiché il forte guarda a sud, la medina si distende davanti a voi e riceve la luce di taglio al mattino e a fine giornata. Per il museo puntate all’apertura del mattino: le sale sono tranquille ed evitate il caldo della salita. Per la fotografia l’ideale è tornare, o restare in zona, fino a sera: è da questa collina che si coglie meglio la vista d’insieme sulla città vecchia, un punto che la pagina Wikipedia delle tombe merinidi segnala peraltro. D’estate, tra giugno e settembre, Fes conosce un caldo molto forte e la terrazza non offre alcuna ombra: acqua, cappello e crema solare sono indispensabili.
Il Borj Nord è un sito militare e culturale: non vi è segnalato alcun codice di abbigliamento particolare. Un abbigliamento che copra spalle e ginocchia resta comunque il più comodo per muoversi poi nella medina senza attirare commenti. Quanto alle formalità, nulla di specifico per questo monumento; gli unici documenti da avere con voi sono quelli richiesti per il vostro soggiorno in Marocco.
Errori da evitare
- Arrivare alle 12.30: è l’ora della pausa, e aspetterete sotto il sole.
- Seguire una “guida” improvvisata che propone di mostrarvi una scorciatoia da Bab Guissa: il percorso è semplice e la visita del museo si fa senza accompagnatore.
- Confondere il Borj Nord con le tombe merinidi: sono due siti distinti, a pochi minuti di cammino l’uno dall’altro.
- Salire al Borj Sud pensando di trovarvi il museo: il Borj Sud è un punto panoramico, non un museo.
- Ridiscendere a piedi al calar della notte su sentieri poco illuminati: meglio prendere un taxi davanti all’hotel Les Merinides.
Borj Nord, Borj Sud e tombe merinidi: leggere la collina
Questi tre siti vengono spesso confusi nei programmi delle escursioni, mentre raccontano tre epoche diverse. Le tombe merinidi, in rovina, risalgono al Trecento: vi furono sepolti sultani merinidi tra il 1361 e il 1398, con un’ultima sepoltura nel 1465. Il Borj Nord e il Borj Sud, invece, datano agli anni Ottanta del Cinquecento e appartengono alla dinastia successiva, i saadiani. Il Borj Sud, sulle colline a sud di Fes el-Bali, ha conservato la forma cubica originaria che il Borj Nord ha perduto con l’aggiunta dei suoi bastioni; oggi fa da belvedere e non ospita alcun museo.
| Sito | Epoca | Che cosa si trova | Per chi |
|---|---|---|---|
| Borj Nord | Saadiani, 1582; bastioni probabilmente alauiti | Forte bastionato, Museo delle Armi, terrazza con cannoni | Appassionati di storia militare, famiglie, curiosi di architettura |
| Tombe merinidi | Merinidi, XIV secolo | Rovine di mausolei, panorama ad accesso libero | Fotografi, tramonto |
| Borj Sud | Saadiani, 1582 | Forte con la forma cubica originaria, belvedere sulla medina | Camminatori, vista rovesciata da sud |
La cosa più interessante, una volta sulla terrazza del Borj Nord, è individuare il Borj Sud di fronte: i due forti si guardano al di sopra della medina, e si capisce a colpo d’occhio il principio del fuoco incrociato che formavano. Per la storia e la visita dei mausolei, leggete il nostro articolo completo sulle tombe merinidi di Fes.
Nei dintorni del Borj Nord
La collina nord si presta a un anello di mezza giornata. Partendo dal forte, le tombe merinidi sono a pochi minuti di cammino verso est, sullo stesso crinale. L’hotel Les Merinides, lì accanto, ha una terrazza da cui molti visitatori guardano il tramonto; è anche il punto più comodo per trovare un taxi al ritorno. Ridiscendendo lungo la passeggiata dei Saadiani si raggiunge Bab Guissa, porta nord della medina, vicino alla quale si estende un cimitero; da lì i vicoli vi riportano verso il cuore di Fes el-Bali.
Dalla terrazza cercate anche verso sud-ovest, a circa un chilometro, le mura della kasbah dei Cherarda, un vasto complesso fortificato la cui estensione attuale risale al sultano alauita Moulay Rachid, nel Seicento. E se la storia militare vi ha messo appetito, la Makina e il Nuovo Mechouar di Fes el-Jdid completano logicamente la visita.
Domande frequenti sul Borj Nord e sul Museo delle Armi di Fes
Quando è stato costruito il Borj Nord?
Il Borj Nord fu fondato nel 1582 dal sultano saadiano Ahmed al-Mansour, data indicata dalla conservazione del monumento. Una scheda di Discover Islamic Art riporta il 1588 (995 dell’egira); in ogni caso si tratta di un’opera degli anni Ottanta del Cinquecento.
Il Museo delle Armi del Borj Nord è aperto?
Diversi siti turistici segnalano una riapertura nel marzo 2025 dopo anni di lavori, ma nessun comunicato ufficiale l’ha confermata, per quanto ne sappiamo. Verificate con la vostra struttura o con un tassista prima di salire apposta per il museo.
Quanto costa l’ingresso al Borj Nord?
La tariffa non è pubblicata ufficialmente. Le fonti recenti citano più spesso un biglietto modesto, sull’ordine di 10-20 dirham. Portate moneta spicciola e considerate questo importo come indicativo.
Quanti pezzi conta la collezione?
L’inventario pubblicato dalla conservazione nel 2006 contava 4.898 pezzi, di cui 775 esposti in permanenza, provenienti dal Marocco e da altri 35 paesi; un reportage di Medias24 uscito nel 2022 indica 6.245 pezzi arrivati da una quarantina di paesi. Copre dalla preistoria fino alle armi automatiche dei primi del Novecento.
Come si arriva al Borj Nord dalla medina?
La via più breve è uscire da Bab Guissa e salire a piedi, circa 15-25 minuti in pendenza. Da Bab Boujloud o dalla città nuova, un petit taxi con tassametro è più semplice: chiedete “Borj Nord” o “les Merinides”.
Che differenza c’è tra il Borj Nord e il Borj Sud?
I due forti saadiani si fronteggiano ai due lati della medina. Il Borj Nord ospita il Museo delle Armi e porta grandi bastioni angolari aggiunti più tardi; il Borj Sud ha mantenuto la forma cubica originaria e fa da belvedere, senza museo.
Si possono abbinare il Borj Nord e le tombe merinidi?
Sì, ed è il modo migliore di visitare la collina. I due siti sono sullo stesso crinale, a pochi minuti di cammino. Fate prima il museo, poi raggiungete le tombe per la luce di fine giornata.
In sintesi
Il Borj Nord è una fortezza saadiana degli anni Ottanta del Cinquecento, ispirata ai forti portoghesi e probabilmente innalzata con l’aiuto dei prigionieri della battaglia dei Tre Re, i cui cannoni guardavano meno il nemico esterno che la medina stessa. Trasformato in caserma e poi in prigione sotto il protettorato, dal 1963 ospita il primo museo delle armi del Marocco, riqualificato dalla Commissione marocchina di storia militare a partire dal 2003: diverse migliaia di pezzi, un percorso cronologico chiaro, un cannone di bronzo da 12 tonnellate e una sezione dedicata alla Makina di Fes. Verificate l’apertura prima di salire, arrivate al mattino per il museo e restate sulla collina fino a sera per la vista.
Fonti ufficiali
- UNESCO, Centro del patrimonio mondiale: Medina di Fes
- Hafid Mokadem, conservatore dei Borj Nord e Sud: progetto di riqualificazione del Borj Nord (RehabiMed)
- Discover Islamic Art (Museum With No Frontiers): scheda del Borj Nord
- ArchNet: Burj al-Shamali, Fes
- Le Matin (dispaccio MAP, 2006): il Borj Nord valorizzato dalle FAR
Questo articolo ha carattere informativo ed è stato aggiornato a settembre 2026. Orari, tariffe e condizioni di apertura del Museo delle Armi possono cambiare: verificateli sul posto prima della visita.
Credito fotografico
Illustrazioni: immagine in evidenza “File:Borj Nord DSCF2747.jpg” — R Prazeres (Public domain); “File:Fès, Borj Nord etc.jpg” — ArnoldBetten (CC BY-SA 4.0); “File:Borj Nord cannon on display at the Musée des Armes.jpg” — Casual Builder (CC BY-SA 4.0), via Wikimedia Commons.



