Fes el-Jdid è la città reale che il sultano merinide Abu Yusuf Yaqub fece costruire a partire dal 1276 a ovest della vecchia medina: è il quartiere del palazzo reale, delle grandi spianate del mechouar, della porta Bab Semmarine e della Grande Rue commerciale, una Fes storica più ariosa e molto meno turistica di Fes el-Bali. Il nome significa «Fes la Nuova»; in arabo si scrive فاس الجديد (Fas al-Jadid), in inglese Fes el-Jdid o Fes Jdid, e le cronache medievali la chiamavano Madinat al-Bayda, «la Città bianca».
Questa pagina è dedicata al quartiere in sé: perché esiste, come è organizzato, che cosa si vede attraversandolo a piedi da Bab Semmarine ai mechouar, che cosa è aperto e che cosa non lo è, e come collegarlo ai suoi vicini immediati. Il palazzo reale, il mellah e il giardino Jnan Sbil hanno ciascuno un articolo dedicato, richiamato via via nel testo; per una visione d’insieme della città, la nostra guida su cosa fare a Fes raccoglie tutte le visite.
Informazioni verificate a settembre 2026
In breve
- Fes el-Jdid fu fondata nel 1276 dal sultano merinide Abu Yusuf Yaqub come cittadella reale e sede del governo, a distanza dalla medina di Fes el-Bali.
- Il quartiere fa parte del sito «Medina di Fes», iscritto nel 1981 nella Lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
- La Grande Rue collega Bab Semmarine, a sud, al Vecchio Mechouar, a nord, lungo un asse rettilineo fiancheggiato da botteghe e dalle moschee al-Hamra e al-Beida.
- Il palazzo reale (Dar el-Makhzen) occupa circa 80 ettari del quartiere e non è aperto al pubblico: se ne vedono soltanto le porte e le mura.
- Le moschee di Fes el-Jdid, tra cui la Grande Moschea costruita dal 1276 al 1278, sono chiuse ai non musulmani, come quasi tutte le moschee in attività in Marocco.
- La passeggiata è gratuita e si fa liberamente a piedi in due o tre ore, mellah compreso.
- I mechouar fanno da scenario ai concerti del Festival di Fes delle musiche sacre del mondo, in particolare davanti a Bab Makina.

Scheda pratica: Fes el-Jdid in sintesi
Fes el-Jdid si visita liberamente e gratuitamente, a qualsiasi ora, perché è un quartiere abitato e non un monumento con biglietto: si entra da Bab Semmarine, dalla piazza degli Alaouiti o dai mechouar, e due o tre ore bastano per percorrere la Grande Rue, le piazze reali e il mellah confinante.
| Criterio | Informazione |
|---|---|
| Quartiere | Fes el-Jdid, tra Fes el-Bali (a est) e la Ville Nouvelle (a sud-ovest) |
| Accesso da un punto di riferimento | Da Bab Boujloud: a piedi attraverso il giardino Jnan Sbil e poi Bab Makina, circa 15-20 minuti fino al Vecchio Mechouar (da verificare secondo il proprio passo). Dalla Ville Nouvelle: petit taxi fino alla piazza degli Alaouiti. |
| Orari | Quartiere sempre accessibile; botteghe della Grande Rue aperte di giorno, orari variabili secondo i commercianti (da verificare sul posto) |
| Prezzo | Gratuito (spazio pubblico). Palazzo reale chiuso al pubblico, moschee chiuse ai non musulmani |
| Durata consigliata | 2-3 ore per la Grande Rue, i mechouar e il mellah; mezza giornata aggiungendo Jnan Sbil |
| Momento migliore | Mattina nei giorni feriali per l’animazione commerciale; tardo pomeriggio per la luce radente sulle mura dei mechouar |
| Abbigliamento | Consigliato coprire spalle e ginocchia, scarpe chiuse (selciato, cordoli alti) |
| Accessibilità | Più praticabile di Fes el-Bali: strade larghe e in gran parte pianeggianti, ma selciato, marciapiedi irregolari e traffico di motorini (da verificare per una sedia a rotelle) |
Che cos’è Fes el-Jdid? La storia della città reale merinide
Fes el-Jdid è una seconda città fortificata, distinta dalla medina fondata dagli Idrisidi alla fine dell’VIII secolo: i Merinidi la crearono nel 1276 per ospitarvi il sultano, la sua amministrazione e le sue truppe, e per secoli è rimasta il centro del potere a Fes, ruolo che conserva simbolicamente con il palazzo reale.
1276: perché i Merinidi costruirono una città nuova
I Merinidi, dinastia berbera zenata proveniente dalle steppe del Marocco orientale, conquistarono Fes a metà del XIII secolo e ne fecero la loro capitale al posto di Marrakech. Invece di insediarsi nella medina densa e talvolta ribelle di Fes el-Bali, il sultano Abu Yusuf Yaqub fece costruire dal 1276 una città amministrativa separata, a ovest, su un terreno allora libero lungo l’oued Fes. Lo schema non era nuovo nel mondo islamico: una città-palazzo tenuta a distanza dalla città mercantile, che protegge il sovrano e ne mostra l’autorità.
La nuova fondazione ricevette il nome di Madinat al-Bayda, «la Città bianca». È circondata da una doppia linea di mura, che si congiungono a est e a ovest ma si allontanano a nord e a sud per racchiudere giardini e quartieri intermedi. All’interno di questa cinta si trovano il palazzo, la Grande Moschea, caserme e alloggi per le guarnigioni. Secondo gli storici, una parte di queste truppe era composta da contingenti stranieri, tra cui arcieri di origine siriana stanziati nel settore meridionale, che prese il nome di Hims prima di accogliere più tardi il mellah.
La Grande Moschea di Fes el-Jdid fu iniziata insieme alla città e completata nel 1278; il suo minbar, il pulpito per la predica del venerdì, risale al 1279. Nel 1320 il sultano Abu Said Uthman II vi aggiunse una madrasa, cioè un collegio religioso con alloggi per gli studenti, la seconda costruita dai Merinidi a Fes. Nel corso del periodo merinide la Grande Rue si dotò anche di moschee di quartiere, tra cui la moschea al-Hamra.
Dagli Alaouiti al Novecento: che cosa è cambiato
Dopo i Merinidi, Fes el-Jdid perse il ruolo di capitale permanente ma restò la residenza del potere durante i soggiorni reali a Fes. La dinastia alaouita, tuttora regnante, la rimodellò profondamente. Verso il 1670 Moulay Rachid costruì a nord la kasbah Cherarda per alloggiarvi le sue truppe tribali, liberando spazio in città. Nel XVIII secolo Moulay Abdallah, che regnò a intermittenza tra il 1729 e il 1757, fece edificare a nord-ovest un nuovo quartiere attorno a una grande moschea e a una necropoli reale che porta ancora il suo nome.
Il grande costruttore dell’Ottocento fu Moulay Hassan I (regno 1873-1894). Ingrandì il palazzo, restaurò Bab Dekkakin nel 1884-1886, creò l’arsenale di Dar al-Makina nel 1885-1886 e, per la prima volta, collegò Fes el-Jdid a Fes el-Bali con un ampio corridoio di mura che ingloba giardini reali, tra cui Jnan Sbil. Sotto il protettorato francese, nel 1924, l’ingresso a gomito di Bab Semmarine fu trasformato per far passare i veicoli. Infine, tra il 1969 e il 1971, furono costruite le monumentali porte del palazzo sulla piazza degli Alaouiti, rivolte verso la Ville Nouvelle.
| Data | Evento | Che cosa se ne vede oggi |
|---|---|---|
| 1276 | Fondazione di Fes el-Jdid da parte di Abu Yusuf Yaqub (Merinidi) | Tracciato delle mura, Bab Semmarine, Bab Dekkakin |
| 1276-1278 | Costruzione della Grande Moschea di Fes el-Jdid | Minareto di 22,8 m vicino al palazzo (interno chiuso ai non musulmani) |
| 1320 | Madrasa di Fes el-Jdid (Abu Said Uthman II) | Inglobata nel palazzo reale, non visitabile |
| XIV secolo e oltre | Moschea al-Hamra, poi moschea al-Beida, sulla Grande Rue | Minareti visibili dalla strada |
| Metà del XV secolo | Insediamento della comunità ebraica nel mellah, a sud | Case con balconi della rue des Mérinides |
| Verso il 1670 | Kasbah Cherarda di Moulay Rachid, a nord | Cinta muraria presso Bab Segma |
| 1729-1757 | Quartiere e moschea-necropoli di Moulay Abdallah | Minareto e quartiere residenziale a nord-ovest |
| 1884-1886 | Restauro di Bab Dekkakin, creazione di Dar al-Makina | Vecchio e Nuovo Mechouar, Bab Makina |
| 1924 | Bab Semmarine rimaneggiata per i veicoli | Le due arcate attuali della porta |
| 1969-1971 | Porte del palazzo sulla piazza degli Alaouiti | Facciata di zellige, cedro e bronzo dorato |
Grande Rue di Fes el-Jdid: cosa vedere da Bab Semmarine al Vecchio Mechouar
La Grande Rue di Fes el-Jdid è l’arteria commerciale che attraversa il quartiere in linea quasi retta, dalla porta Bab Semmarine a sud fino al Vecchio Mechouar a nord; vi si vedono botteghe di quartiere, i minareti delle moschee al-Hamra e al-Beida e gli imbocchi dei vicoli residenziali, lungo una quindicina di minuti di cammino senza deviazioni.
Bab Semmarine, la porta dei maniscalchi
Bab Semmarine significa «porta dei maniscalchi», in ricordo dei fabbri che lavoravano nei suoi pressi. All’inizio si chiamava Bab Oyoun Sanhaja, «porta delle sorgenti dei Sanhaja». Costruita verso il 1276 insieme alla città, ne era l’ingresso meridionale; la creazione del mellah più a sud l’ha poi collocata all’interno della cinta, come una soglia tra il quartiere ebraico e la città musulmana.
Guardate la facciata esterna: archi polilobati ciechi, cioè archi a festoni applicati sul muro senza apertura, e una decorazione a darj wa ktaf, motivo geometrico marocchino a forma di rombi intrecciati il cui nome significa «gradino e spalla». In origine il passaggio formava un gomito ad angolo retto, un accorgimento difensivo che impediva di caricare in linea retta. Nel 1924 l’amministrazione del protettorato rimaneggiò pesantemente la porta, o addirittura la ricostruì secondo alcuni storici, per agevolare il passaggio dei veicoli: la sagoma attuale, con due arcate affiancate, risale a quell’intervento. Addossato al fianco ovest della porta, un grande mercato coperto a volte, ricostruito nel XX secolo, riprende lo stile dei granai merinidi che esistevano in questo settore.
I due minareti della strada: al-Hamra e al-Beida
Risalendo la strada verso nord si costeggia la moschea al-Hamra, la «Moschea rossa». In mancanza di un’iscrizione di fondazione, non è mai stata datata con precisione; gli storici la collocano nel XIV secolo, alcuni tra il 1331 e il 1348 sotto il sultano Abu al-Hassan. Il suo minareto quadrato di circa 23,8 metri porta pannelli di darj wa ktaf e una fascia di zellige, il mosaico di piccole tessere di ceramica tagliate a mano. L’origine del nome resta discussa: il colore di un primo minareto oppure, secondo una tradizione, una principessa merinide che avrebbe finanziato l’edificio.
Più a nord, la moschea al-Beida, la «Moschea bianca», fu costruita dopo al-Hamra secondo lo storico Roger Le Tourneau, senza una data di fondazione nota con certezza. Il suo ingresso sulla Grande Rue, oggi incorniciato da botteghe, si riconosce per l’arco oltrepassato a ferro di cavallo, lo stucco scolpito e la piccola tettoia di legno cesellato coperta di tegole verdi. Queste due moschee sono luoghi di preghiera attivi: se ne ammirano le facciate e i minareti dalla strada, senza entrare se non si è musulmani. Altre moschee di quartiere, come Lalla Ghriba e Lalla ez-Zhar, punteggiano i vicoli a est dell’asse.
L’atmosfera: un souk per chi ci abita
Ciò che distingue la Grande Rue dai souk di Fes el-Bali è la clientela. Le bancarelle si rivolgono anzitutto alle famiglie del quartiere: abiti, tessuti, scarpe, utensili, frutta e verdura, alimentari. I negozi di souvenir ci sono, ma restano una minoranza, e l’insistenza dei venditori è nettamente più discreta che nei vicoli attorno alla Qaraouiyine. La strada è larga, dritta e luminosa; non ci si perde. È il posto giusto per osservare una Fes ordinaria e fare qualche acquisto quotidiano a prezzi locali, a patto di accettare che lungo il percorso non ci siano né laboratori di conciatori né madrase aperte.
Mechouar di Fes el-Jdid: le piazze del potere
Un mechouar è una vasta spianata fortificata posta davanti a un palazzo reale marocchino, dove si svolgevano parate, udienze e cerimonie ufficiali; Fes el-Jdid ne conta due, il Vecchio Mechouar e il Nuovo Mechouar, collegati da Bab Dekkakin e fiancheggiati dall’arsenale di Dar al-Makina.
Il Vecchio Mechouar e Bab Dekkakin
Il Vecchio Mechouar, dove sbocca la Grande Rue, era in origine un ponte fortificato che scavalcava l’oued Fes tra due porte. A nord-est, Bab Dekkakin chiude la piazza: era la porta nord della città merinide, fondata verso il 1276, che allora si chiamava Bab es-Sebaa, «porta del Leone», forse per via di un leone scolpito oggi scomparso. Il nome attuale, «porta delle Panche», indicava dapprima l’ingresso del palazzo, dove alcune panche accoglievano i visitatori in attesa di essere ricevuti in udienza; è poi passato a designare questa porta.
Bab Dekkakin conserva due coppie di torri quadrate massicce, tipiche dell’architettura militare merinide, e una facciata decorata con intrecci vegetali su piastrelle di ceramica e cornici di pietra scolpita. Durante il restauro sotto Moulay Hassan I, nel 1884-1886, il passaggio centrale fu aperto in linea retta, sostituendo l’ingresso a gomito originario. Prendetevi il tempo di passare sotto la porta: la differenza di scala tra l’arcata e le torri rende bene l’effetto scenografico voluto dai sultani.
Il Nuovo Mechouar, Bab Makina e Dar al-Makina
Dall’altro lato di Bab Dekkakin si apre il Nuovo Mechouar, una lunga spianata cinta da alte mura, realizzata alla fine del XVIII o nel XIX secolo secondo le fonti. Sul lato ovest si erge Bab Makina, ingresso di Dar al-Makina, «la casa della macchina»: una manifattura di armi fondata da Moulay Hassan I nel 1885-1886 con l’aiuto di ufficiali italiani, primo tentativo di industrializzazione di Fes per modernizzare l’esercito di fronte alle potenze europee. La porta ha uno stile italianeggiante che stacca dalle vicine porte merinidi. All’interno, una serie di ampie sale voltate ricorda i granai reali marocchini.
L’edificio non ha più uso industriale ed è stato a lungo descritto come abbandonato e in parte in rovina; figurava nel programma di restauro di un centinaio di monumenti di Fes previsto tra il 2018 e il 2023. Il suo stato e l’eventuale apertura al pubblico sono da verificare sul posto. La spianata davanti a Bab Makina, invece, la conoscono tutti i fassi: è uno dei grandi palcoscenici del Festival di Fes delle musiche sacre del mondo, con i concerti serali ai piedi delle mura. A nord del Nuovo Mechouar, Bab Khibbat es-Smen si apre verso il quartiere di Bab Segma e la kasbah Cherarda.

Fes el-Jdid, il palazzo reale e il mellah: come si incastrano i quartieri
Fes el-Jdid è organizzata attorno al palazzo reale, che ne occupa la parte maggiore: a nord la Grande Moschea e i mechouar; a sud e a sud-ovest il mellah, antico quartiere ebraico, e la piazza degli Alaouiti; a nord-ovest il quartiere Moulay Abdallah; a est la Grande Rue e i suoi vicoli residenziali.
Il palazzo reale, cuore chiuso del quartiere
Il Dar el-Makhzen, nome marocchino del palazzo reale, copre circa 80 ettari. Resta una proprietà reale in uso e non si visita. Quello che un viaggiatore può vedere sono le sue facciate: le porte della piazza degli Alaouiti, costruite nel 1969-1971, e i muri che delimitano il Vecchio Mechouar, l’antico ingresso d’onore prima che l’accesso principale fosse rivolto verso la Ville Nouvelle. A quelle porte, alla loro decorazione e alle regole per fotografarle dedichiamo un articolo intero: il palazzo reale di Fes (Dar el-Makhzen).
La Grande Moschea e la madrasa di Fes el-Jdid
La Grande Moschea, a nord del quartiere, comunicava con il palazzo tramite un passaggio privato riservato al sultano. La sua pianta a T copre circa 2.000 m², con una sala di preghiera a colonne, un grande cortile con fontana e un minareto quadrato di 5,7 metri di lato e 22,8 metri di altezza, decorato con mattoni e zellige. Una tradizione vi colloca la tomba del sultano Abu Inan, morto nel 1358, senza iscrizioni che lo confermino. La madrasa fondata nel 1320 subito a sud fu inglobata nel palazzo sotto Moulay Hassan I: esiste ancora, ma dietro la cinta reale. Non contate quindi di visitare qui l’equivalente della madrasa Bou Inania.
Il mellah, prolungamento meridionale di Fes el-Jdid
Il mellah, nome dato in Marocco al quartiere ebraico, si è formato a sud di Bab Semmarine, nell’antico settore di Hims. La data esatta del trasferimento della comunità ebraica da Fes el-Bali è dibattuta; gli storici la collocano verso la metà del XV secolo. Fa quindi parte integrante di Fes el-Jdid, e la maggior parte delle passeggiate unisce i due. Sinagoga Ibn Danan, cimitero ebraico, case con balconi affacciati sulla strada: tutto è descritto nel nostro articolo sul mellah di Fes e la sinagoga Ibn Danan.
Il quartiere Moulay Abdallah e la sua necropoli reale
A nord-ovest, il quartiere Moulay Abdallah è il settore più appartato di Fes el-Jdid. Si è sviluppato a partire dall’inizio del XVIII secolo; il sultano alaouita Moulay Abdallah vi fondò una grande moschea, dotata di una madrasa dove si insegnava il Corano prima di entrare alla Qaraouiyine. La necropoli attigua, rimaneggiata a metà dell’Ottocento da Mohammed ben Abderrahmane, ospita le tombe di Moulay Abdallah e di sua madre Khnata bent Bakkar e, nel XX secolo, quelle dei sultani Moulay Youssef (1927), Moulay Abdelhafid (1937) e Moulay Abdelaziz (1943). La moschea è un luogo di culto: non vi si entra, ma il suo minareto serve da punto di riferimento.
Fes el-Jdid o Fes el-Bali: quali differenze?
Fes el-Bali è la medina mercantile e religiosa fondata alla fine dell’VIII secolo, un labirinto pedonale di vicoli in pendenza; Fes el-Jdid è la città reale merinide del 1276, più pianeggiante, strutturata da grandi assi e da piazze, meno monumentale da visitare all’interno ma molto più tranquilla. Le due sono complementari.
| Criterio | Fes el-Jdid | Fes el-Bali |
|---|---|---|
| Fondazione | 1276, sultano merinide Abu Yusuf Yaqub | 789 (Idris I) e 809 (Idris II) |
| Funzione originaria | Palazzo, governo, guarnigioni | Città mercantile, religiosa e artigiana |
| Impianto | Grandi assi rettilinei, piazze, cinte incastrate | Labirinto di vicoli e vicoli ciechi |
| Rilievo | Complessivamente pianeggiante | Forti pendenze verso l’oued |
| Monumenti aperti | Pochi: porte, piazze, facciate; palazzo e moschee chiusi | Molti: madrase, fondouk, musei, concerie |
| Affluenza turistica | Da bassa a moderata | Alta |
| Orientamento | Facile, un asse principale | Difficile senza mappa né guida |
| Traffico | Auto e motorini sui grandi assi | Essenzialmente pedonale |
| Status UNESCO | Iscritta nel 1981 nel sito «Medina di Fes» | Iscritta nel 1981 nello stesso sito |
Secondo l’UNESCO, la medina di Fes risponde ai criteri (ii) e (v) della Convenzione del patrimonio mondiale: ha esercitato un’influenza considerevole dal XII al XV secolo e costituisce un esempio eccezionale di città medievale. Fes el-Jdid illustra soprattutto la seconda metà di questa storia, quella dei Merinidi e poi degli Alaouiti. Il nostro consiglio: non scegliete tra le due. Dedicate almeno una giornata intera a Fes el-Bali e mezza giornata a Fes el-Jdid, idealmente il giorno dell’arrivo, per abituarvi al ritmo della città in uno scenario più leggibile, prima di affrontare il labirinto della vecchia medina.
Come arrivare a Fes el-Jdid
Si raggiunge Fes el-Jdid a piedi da Bab Boujloud attraversando il giardino Jnan Sbil, in petit taxi dalla stazione o dalla Ville Nouvelle fino alla piazza degli Alaouiti o a Bab Semmarine, e in taxi o con un transfer dall’aeroporto di Fes-Saiss, situato a circa 12-15 km a sud della città.
A piedi da Bab Boujloud e da Fes el-Bali
È l’opzione migliore se alloggiate in un riad, casa tradizionale organizzata attorno a un patio, a Fes el-Bali. Dalla piazza di Bab Boujloud seguite il viale che costeggia il giardino Jnan Sbil verso ovest, oppure attraversate il giardino stesso durante gli orari di apertura, poi passate Bab Makina per sbucare sul Nuovo Mechouar. Calcolate circa 15-20 minuti secondo il passo e le soste. Il percorso segue esattamente il corridoio di mura costruito da Moulay Hassan I per collegare le due città. Per i dettagli sul giardino, si veda il nostro articolo sul giardino Jnan Sbil.
In petit taxi dalla stazione e dalla Ville Nouvelle
I petit taxi rossi di Fes servono la città intra muros; chiedete «Bab Semmarine», «place des Alaouites» o «Fes Jdid». Dalla stazione ONCF di Fes, nella Ville Nouvelle, il tragitto è breve, dell’ordine di 10-15 minuti secondo il traffico (da verificare). Pretendete il tassametro alla partenza; di notte la tariffa è maggiorata. Il taxi vi lascia sulla piazza degli Alaouiti, da dove si vedono subito le porte del palazzo, e da lì si risale il mellah fino a Bab Semmarine.
Dall’aeroporto di Fes-Saiss
L’aeroporto si trova a sud della città; Fes el-Jdid è, insieme alla Ville Nouvelle, il settore storico più facile da raggiungere in auto, perché i taxi possono avvicinarsi fino alle porte, cosa impossibile nel cuore di Fes el-Bali. Tutte le opzioni (grand taxi, autobus, transfer privato) sono illustrate nella nostra guida dell’aeroporto di Fes-Saiss.
Visitare Fes el-Jdid: orari, prezzo, abbigliamento e momento migliore
La visita di Fes el-Jdid è gratuita e possibile a qualsiasi ora, perché il quartiere è una città abitata; i negozi della Grande Rue aprono di giorno, le moschee e il palazzo restano chiusi ai visitatori, e la fascia migliore è la mattina nei giorni feriali o il tardo pomeriggio, con un abbigliamento che copra spalle e ginocchia.
Non serve alcun biglietto e nessuna autorità pubblica orari per il quartiere in sé. I negozi hanno orari propri di ciascun commerciante; molti chiudono o rallentano al momento della grande preghiera del venerdì, a inizio pomeriggio, e i ritmi cambiano durante il ramadan (da verificare sul posto). D’estate il caldo di mezzogiorno rende le grandi spianate dei mechouar, prive di ombra, decisamente faticose: meglio la mattina o l’ora che precede il tramonto, quando le mura prendono una tinta dorata. Durante il Festival di Fes delle musiche sacre del mondo, le cui date variano di anno in anno, l’accesso ai mechouar può essere riorganizzato o limitato attorno ai palchi; consultate il sito ufficiale del festival prima di fissare la vostra passeggiata.
Quanto all’abbigliamento, Fes el-Jdid è un quartiere residenziale e tradizionalista, con diversi luoghi di culto in attività: indumenti che coprano spalle e ginocchia evitano sguardi insistenti, per le donne come per gli uomini. Il selciato e i cordoli alti richiedono scarpe chiuse. Una guida ufficiale qui non è indispensabile, a differenza di Fes el-Bali; diventa utile se volete capire nel dettaglio il mellah e le sue sinagoghe.
Itinerario consigliato a Fes el-Jdid (2-3 ore)
- Piazza degli Alaouiti: le porte del palazzo reale, da guardare dalla spianata.
- Rue des Mérinides, nel mellah: le facciate con balconi di legno e ferro battuto.
- Bab Semmarine: la doppia arcata del 1924 e il mercato coperto addossato.
- Grande Rue: la moschea al-Hamra e poi la moschea al-Beida, risalendo verso nord.
- Vecchio Mechouar e Bab Dekkakin: le torri merinidi e il passaggio sotto la porta.
- Nuovo Mechouar e Bab Makina: la spianata del festival e la facciata dell’antico arsenale.
- Uscita verso Jnan Sbil e poi Bab Boujloud per proseguire con Fes el-Bali.
L’itinerario si può fare nel senso inverso se partite da Fes el-Bali. In quel caso, chiudete con la piazza degli Alaouiti, dove i petit taxi aspettano per raggiungere la Ville Nouvelle.
Errori da evitare a Fes el-Jdid
Gli errori più frequenti a Fes el-Jdid sono credere che il palazzo o le moschee si visitino, fotografare le guardie del palazzo, seguire un procacciatore che propone di «mostrare il mellah chiuso» e programmare la passeggiata in pieno mezzogiorno d’estate su spianate senza ombra.
- Cercare l’ingresso del palazzo. Per il pubblico non esiste. Le porte della piazza degli Alaouiti e i muri del Vecchio Mechouar sono tutto ciò che si vede.
- Fotografare le guardie o gli agenti di sicurezza. Fotografate le porte, non le persone di guardia; se vi fanno cenno di riporre la macchina, obbedite senza discutere.
- Entrare in una moschea. La Grande Moschea, al-Hamra, al-Beida e Moulay Abdallah sono riservate ai musulmani. Restate sulla soglia e non fotografate l’interno dalla porta durante la preghiera.
- Dar retta a una falsa guida. Chi annuncia che una strada è «chiusa» o che una sinagoga «apre solo con lui» punta a portarvi in un negozio. Il quartiere si percorre senza aiuto.
- Confondere i due mechouar. Il Vecchio Mechouar è in fondo alla Grande Rue; il Nuovo Mechouar, più ampio, è dietro Bab Dekkakin, di fronte a Bab Makina. Datevi appuntamento davanti a una porta precisa.
- Trascurare il mellah. È a cinque minuti da Bab Semmarine; saltarlo sarebbe un peccato.
- Camminare a mezzogiorno d’estate. I mechouar non offrono quasi alcuna ombra. Portate acqua.
Nei dintorni di Fes el-Jdid
Attorno a Fes el-Jdid si possono collegare a piedi il mellah e il suo cimitero ebraico a sud, il giardino Jnan Sbil e la porta Bab Boujloud a nord-est e, in taxi, la Ville Nouvelle con il suo viale Hassan II a sud-ovest; il quartiere fa così da cerniera tra i tre volti di Fes.
- Il mellah e il cimitero ebraico: subito a sud di Bab Semmarine, con la sinagoga Ibn Danan.
- Jnan Sbil: il giardino reale aperto al pubblico tra Fes el-Jdid e Fes el-Bali, pausa all’ombra ideale dopo i mechouar.
- Bab Boujloud: la porta di zellige blu che si apre sulla Talaa Kebira, grande strada di Fes el-Bali.
- La kasbah Cherarda e Bab Segma: a nord del Nuovo Mechouar, per gli appassionati di mura.
- La Ville Nouvelle: caffè, banche e stazione, a pochi minuti di taxi dalla piazza degli Alaouiti.
Da Bab Makina i grandi monumenti di Fes el-Bali, come la madrasa Bou Inania vicino a Bab Boujloud, sono a una ventina di minuti a piedi: Fes el-Jdid si combina quindi facilmente, nella stessa giornata, con una prima incursione nella vecchia medina.
FAQ su Fes el-Jdid
Le domande che seguono sono quelle che i viaggiatori si pongono più spesso prima di visitare Fes el-Jdid: prezzi, orari, differenza con la vecchia medina, sicurezza, accesso al palazzo e alle moschee, tempo necessario e ruolo del quartiere in un soggiorno di due o tre giorni a Fes.
L’ingresso a Fes el-Jdid è a pagamento?
No, Fes el-Jdid è un quartiere abitato ad accesso libero, senza biglietto né orario di apertura. Potete percorrere la Grande Rue, i mechouar, Bab Semmarine e la piazza degli Alaouiti gratuitamente. Solo alcuni luoghi vicini, come la sinagoga Ibn Danan nel mellah, possono chiedere un contributo all’ingresso; l’importo è da verificare sul posto.
Qual è la differenza tra Fes el-Jdid e Fes el-Bali?
Fes el-Bali è la medina fondata nel 789 e nell’809, Fes el-Jdid la città reale merinide fondata nel 1276. La prima è un labirinto pedonale di souk, madrase e botteghe artigiane; la seconda è organizzata attorno al palazzo reale, con grandi assi rettilinei, piazze e un’atmosfera nettamente più tranquilla. Entrambe fanno parte dello stesso sito UNESCO.
Si può visitare il palazzo reale di Fes el-Jdid?
No, il palazzo reale (Dar el-Makhzen) non è aperto al pubblico. Copre circa 80 ettari e resta una residenza reale in uso. I visitatori ammirano le sue porte monumentali del 1969-1971 dalla piazza degli Alaouiti e i suoi muri dal Vecchio Mechouar. Fotografare le porte è normale; evitate invece di fotografare le guardie.
Quanto tempo serve per visitare Fes el-Jdid?
Calcolate due o tre ore per Fes el-Jdid, mellah compreso. È il tempo necessario per camminare dalla piazza degli Alaouiti a Bab Semmarine, risalire la Grande Rue, attraversare i due mechouar e uscire da Jnan Sbil. Con una sosta al giardino e una visita alla sinagoga Ibn Danan, mettete in conto mezza giornata.
I non musulmani possono entrare nelle moschee di Fes el-Jdid?
No, le moschee di Fes el-Jdid sono riservate ai musulmani, come la quasi totalità delle moschee in attività in Marocco. Vale per la Grande Moschea, al-Hamra, al-Beida e la moschea Moulay Abdallah. I loro minareti e portali si guardano dalla strada; restate discreti negli orari di preghiera, soprattutto il venerdì.
Fes el-Jdid è un quartiere sicuro per i turisti?
Sì, Fes el-Jdid è un quartiere frequentato e nel complesso tranquillo di giorno, con una presenza di polizia visibile attorno al palazzo. Le precauzioni sono quelle di ogni città animata: tenere d’occhio la borsa nella folla della Grande Rue, ignorare le false guide ed evitare i vicoli deserti di notte. Non esistono statistiche ufficiali per quartiere.
Dove si trova Bab Semmarine?
Bab Semmarine si trova a sud di Fes el-Jdid, alla giunzione tra il mellah e la Grande Rue. Porta merinide risalente al 1276 circa, segna l’ingresso dell’asse commerciale che porta al Vecchio Mechouar. Dalla piazza degli Alaouiti la si raggiunge in pochi minuti a piedi risalendo la rue des Mérinides.
Si può dormire a Fes el-Jdid?
Sì, qualche maison d’hôtes e alcuni piccoli hotel esistono a Fes el-Jdid e nel mellah, ma l’offerta è molto più ridotta che a Fes el-Bali. Il vantaggio è l’accesso in taxi fin quasi alla porta, comodo con i bagagli; lo svantaggio è la distanza dai principali monumenti della vecchia medina, a 15-20 minuti a piedi.
In sintesi
Fes el-Jdid è la città reale fondata nel 1276 dai Merinidi, organizzata attorno a un palazzo reale chiuso al pubblico ma circondata da porte, piazze e da una Grande Rue vivace che si percorre liberamente e gratuitamente; è la metà tranquilla e leggibile della Fes storica, complemento naturale di Fes el-Bali.
Ci si viene per Bab Semmarine e i suoi archi polilobati, per i minareti di al-Hamra e al-Beida, per la scala delle torri di Bab Dekkakin e la spianata di Bab Makina, per la facciata del palazzo sulla piazza degli Alaouiti e per il mellah vicino. Non ci si viene per entrare nei monumenti: quasi tutto ciò che conta si vede dall’esterno. Riservatele mezza giornata, meglio se a inizio soggiorno, e collegatela a Fes el-Bali passando da Jnan Sbil. Se arrivate in aereo, il nostro confronto dei trasferimenti dagli aeroporti del Marocco vi aiuterà a scegliere il modo più semplice per raggiungere la città.
Fonti ufficiali
- UNESCO, Centro del patrimonio mondiale: Medina di Fes
- Ufficio nazionale marocchino del turismo (Visit Morocco)
- Ufficio nazionale degli aeroporti (ONDA)
- Ufficio nazionale delle ferrovie (ONCF)
- Festival di Fes delle musiche sacre del mondo, sito ufficiale
Questo articolo ha carattere informativo. Gli orari, i prezzi, l’accesso ai monumenti e lo stato dei cantieri di restauro a Fes el-Jdid possono cambiare; verificate sul posto o presso le fonti ufficiali prima della visita.
Credito fotografico
Illustrazioni: immagine in evidenza «File:Bab Semmarine.jpg» — Robert Prazeres (CC BY-SA 4.0); «File:Fes Jdid view from borj sud DSCF2438.jpg» — Robert Prazeres (CC BY-SA 4.0); «File:Great Mosque of Fes Jdid DSCF6782.jpg» — R Prazeres (CC BY-SA 4.0), via Wikimedia Commons.



