Concerie Chouara a Fes: visita, storia e acquisto della pelle

Veduta delle concerie Chouara a Fes con vasche di tintura colorate, vasche bianche di calce e pelli stese sulle facciate

Le concerie Chouara (Dar Dbagh Chouara) sono la più grande delle tre concerie tradizionali ancora attive nella medina di Fes: si osservano gratuitamente dalle terrazze delle botteghe di pelletteria che le circondano, vicino a piazza Seffarine, in cambio di un acquisto o di una mancia modesta. Più in basso, centinaia di vasche di pietra colme di calce bianca e di tinture ocra, rosse o brune compongono la scacchiera più fotografata del Marocco. La cartolina però non racconta l’odore, i procacciatori, l’ora giusta per arrivare né il modo di comprare una giacca senza pagarla il doppio. Questa guida parla solo di Chouara e delle sue due sorelle, Sidi Moussa e Ain Azliten; per il resto della città prende il testimone la nostra guida su cosa fare a Fes.

In breve

  • Chouara è la più vasta delle tre concerie storiche di Fes ancora in attività, insieme a Sidi Moussa e Ain Azliten; la stampa marocchina vi conta circa 1.200 vasche e quasi 500 maestri conciatori.
  • Si trova a Fes el-Bali, la medina iscritta nel patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1981, lungo l’oued Fes, a pochi minuti a piedi da piazza Seffarine.
  • Nelle fosse non si scende: la vista si guadagna dalle terrazze delle botteghe di pelletteria, senza biglietto ufficiale, in cambio di una mancia o di un acquisto.
  • Le pelli (pecora, capra, vacca, cammello) passano prima nelle vasche bianche di calce, sale e acqua, poi in un bagno a base di guano di piccione, prima della tintura e dell’asciugatura al sole.
  • Il sito è stato profondamente riqualificato tra il 2015 e il 2017 nell’ambito del programma di restauro della medina, con vasche ricostruite e un sistema di trattamento delle acque reflue.
  • Il mattino è il momento migliore: gli operai sono dentro le vasche, la luce illumina i bacini e i gruppi sono meno numerosi.
  • Nessun prezzo della pelle è esposto in modo ufficiale: tutto si contratta, e la qualità si verifica prima di discutere.
Vasche rotonde in pietra delle concerie Chouara in primo piano, circondate dai balconi delle botteghe di pelletteria di Fes

Le concerie Chouara viste dall’alto: cosa si scopre davvero

La prima impressione sta in tre parole: colore, rumore, odore. Si arriva per una scala stretta in mezzo a borse, pouf e babbucce accatastate, si salgono due o tre piani, e la facciata si apre di colpo su una conca incorniciata da case ocra. In fondo, le vasche rotonde e quadrate sono strette una contro l’altra come le celle di un alveare. Uomini con gli stivali di gomma, d’estate spesso a torso nudo, camminano sui muretti di separazione, immergono le pelli, le rivoltano, le pigiano con i piedi. Asini carichi di cuoio bagnato aspettano in un vicolo laterale. Sui tetti vicini, pelli color zafferano o mattone asciugano stese in piano o appese alle balaustre.

Due zone da distinguere: il bianco e il colore

Lo sguardo corre subito ai bacini colorati, ma la chiave di lettura sta altrove. Da un lato, una zona di vasche biancastre, grigiastre, quasi lunari: è lì che le pelli grezze vengono pulite, liberate dal pelo e ammorbidite con la calce. Dall’altro, la scacchiera colorata dove il cuoio già preparato prende la sua tinta. In mezzo, aree di lavoro, mucchi di pelli e muretti consumati da generazioni di piedi nudi. Quando un venditore vi racconta che «il bianco è latte di cammello», sorridete: è calce.

Le terrazze, un modello economico a sé

La conceria in sé è un luogo di lavoro, non un museo. È cinta da edifici i cui piani alti sono stati trasformati in botteghe di pelletteria con balcone panoramico. L’accesso alla vista è quindi inseparabile dalla visita al negozio: vi fanno salire, vi spiegano il lavoro, poi vi fanno scendere attraverso le sale di esposizione. Non è una truffa in sé, è il sistema che finanzia la vista. Il problema comincia quando il passaggio «gratuito» si trasforma in una richiesta di pagamento o in pressione per comprare. Ci torniamo più avanti con indicazioni precise.

Non tutte le terrazze si equivalgono. Le più alte offrono il panorama completo sulla conca e sui tetti della medina sullo sfondo; le più basse avvicinano agli operai e permettono di capire meglio i gesti. Se avete tempo, i due punti di vista si completano a vicenda. Per uno sguardo d’insieme sulla città, i panorami sono trattati nel nostro articolo sui punti panoramici di Fes; qui l’interesse è l’opposto, vedere il lavoro da vicino.

Storia delle concerie Chouara: cosa è accertato e cosa è tradizione

Si legge ovunque che Chouara sarebbe «la conceria più antica del mondo» o che risalirebbe all’XI secolo. La realtà è più sfumata. La tradizione locale fa risalire la concia a Fes ai primi tempi della città, fondata dagli Idrisidi tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo, ma gli storici sottolineano che le fonti non permettono di localizzare con precisione le prime concerie. La prima conceria attestata per iscritto è del resto Sidi Moussa, citata in una cronaca medievale, il Rawd al-Qirtas, per l’inizio del XII secolo. Per Chouara, quindi, la data di fondazione resta non accertata: la datazione all’XI secolo, diffusa sulla stampa e tra i venditori, non è dimostrata da fonti di primo livello.

Ciò che è solido, invece, è la portata dell’attività. In epoca almohade (fine XII – inizio XIII secolo) i testi parlano di circa 86 laboratori di concia in città; sotto i Merinidi (fine XIII – XV secolo) se ne contano un centinaio. La pelle di Fes si esportava lontano e il mestiere strutturava interi quartieri. Di quella rete oggi restano solo tre grandi concerie, di cui Chouara è la più estesa. La formula corretta è dunque: la più grande delle concerie di Fes, e una delle più antiche ancora in attività, il che basta ampiamente a giustificare la visita.

PeriodoRiferimentoGrado di certezza
Fine VIII – inizio IX secoloFondazione di Fes da parte degli Idrisidi; la tradizione vi collega gli inizi della conciaTradizione, non documentata per le concerie
Inizio XII secoloPrima menzione scritta di una conceria, Sidi Moussa, nel Rawd al-QirtasFonte scritta
Fine XII – inizio XIII secoloCirca 86 laboratori di concia sotto gli AlmohadiCifra trasmessa dalle fonti storiche
Fine XIII – XV secoloUn centinaio di concerie sotto i MerinidiOrdine di grandezza storico
Fine XVIII secoloCreazione della conceria di Ain Azliten, a nord della medinaDatazione citata dalle fonti di riferimento
1981Iscrizione della medina di Fes nel patrimonio mondiale dell’UNESCOAccertato
2015 – 2017Riqualificazione delle tre concerie nel programma di restauro della medina, condotto con l’ADER-FesAccertato; data esatta di fine lavori variabile secondo le fonti
Cronologia delle concerie di Fes: distinguere la tradizione dai fatti documentati.

Il nome completo, Dar Dbagh Chouara, si traduce semplicemente con «la casa della concia di Chouara». Il quartiere circostante, tra piazza Seffarine e il corso canalizzato dell’oued Fes, è cresciuto attorno a un’industria che ha bisogno di due cose: acqua in abbondanza e spazio per asciugare. La posizione di Chouara, in basso, vicino al fiume, non ha nulla di casuale.

Come si concia una pelle a Chouara, passo dopo passo

Il procedimento si regge sul lavoro manuale; nelle fosse non si vede praticamente nessuna macchina. Le fasi variano a seconda del tipo di pelle e del prodotto finale, ma lo schema generale descritto dalle fonti marocchine è il seguente. Il ciclo completo richiede diverse settimane; la durata di circa un mese è spesso citata, da prendere come ordine di grandezza.

  1. L’immersione nella calce. Le pelli grezze restano due o tre giorni nelle vasche bianche, una miscela di calce viva, sale e acqua (alcune fonti aggiungono urina di vacca). Il bagno aggredisce il pelo e i residui di grasso.
  2. La depilazione e la scarnitura. Gli operai raschiano la pelle a mano per togliere pelo e carne residua. È la fase più fisica dopo la pigiatura.
  3. Il bagno di guano di piccione. Le pelli passano poi in una soluzione contenente guano di piccione, ricco di ammoniaca, che le ammorbidisce e le rende ricettive alla tintura. È una delle fonti principali dell’odore.
  4. La pigiatura. I conciatori pigiano le pelli con i piedi dentro le vasche, a volte per diverse ore, per far penetrare i prodotti in modo omogeneo.
  5. La tintura. Il cuoio viene immerso nei bacini di colore, poi risciacquato.
  6. L’asciugatura. Le pelli asciugano al sole, stese sulle terrazze e sui tetti vicini, spesso per diversi giorni, prima di essere vendute agli artigiani che le taglieranno.

Tinture naturali… ma non tutte

I venditori insistono sui coloranti vegetali, ed esistono davvero. Ma bisogna essere onesti: dall’Ottocento l’impiego di sali di cromo e di coloranti chimici si è diffuso nella concia a Fes, ed è proprio questo inquinamento ad aver motivato i progetti di riqualificazione. Una parte della produzione resta conciata e tinta con i metodi antichi, un’altra no. Se la pelle «100% naturale» è un argomento di vendita, chiedete di vedere e di annusare, e tenetevi un po’ di scetticismo.

ColoreFonte vegetale o minerale citataNota
RossoFiore di papaveroTinta molto presente nelle vasche in fondo
ArancioneHennéUsato anche in cosmetica in Marocco
BluIndacoVasche più rare, spesso cercate dai fotografi
VerdeMentaTinta citata dalla stampa marocchina
BrunoLegno di cedroColore classico di borse e cinture
MarroneScorza di melogranoToni bruno-rossi, più intensi di quelli del cedro
GialloZafferanoLa spezia più costosa dell’elenco
Coloranti tradizionali citati per le concerie di Fes; una parte della produzione attuale usa anche coloranti industriali.

Il mestiere del conciatore oggi

Il lavoro si trasmette ancora in larga parte di padre in figlio, e le vasche sono ripartite tra famiglie e maestri artigiani. Secondo le cifre pubblicate dalla stampa economica marocchina, Chouara concentra diverse centinaia di conciatori, cioè una quota importante dei conciatori tradizionali del Paese, e la pelle pesa molto nell’artigianato di Fes. Dietro il pittoresco c’è un mestiere duro: umidità permanente, carichi pesanti, contatto con la calce e con i prodotti da tintura. Fotografare gli operai dalla terrazza è ammesso; puntarli con il teleobiettivo per lunghi minuti o gridare per ottenere una posa non lo è. Basta un cenno della mano, e in molti rispondono.

La riqualificazione delle concerie Chouara e la questione dell’inquinamento

Per decenni i reflui delle concerie, carichi di calce, sali e cromo, si sono riversati nell’oued Fes. Sono stati valutati diversi progetti, tra cui lo spostamento puro e semplice delle concerie fuori dalla medina. L’architetta di Fes Aziza Chaouni, che ha guidato un progetto di riqualificazione dell’oued Fes, proponeva da parte sua di trasferire la fase di tintura, la più inquinante, verso il settore di Ain Nokbi, meglio attrezzato per trattare i rifiuti, e di riconvertire il sito in un centro della pelle. L’opzione scelta alla fine è stata diversa: tenere i conciatori nel loro quartiere, ma modernizzare l’infrastruttura sul posto.

I lavori rientrano nel programma di restauro dei monumenti storici della medina di Fes, attuato con l’Agenzia per la dedensificazione e la riqualificazione della medina (ADER-Fes). Le tre concerie ne hanno beneficiato. Nell’ottobre 2015 la stampa locale indicava che Sidi Moussa e Ain Azliten erano già riqualificate e che più della metà del cantiere di Chouara era stata realizzata. Nel febbraio 2016 un blog tenuto da abitanti della medina descriveva ancora un cantiere in corso, con gru, vasche di tintura ricostruite e l’installazione di un sistema di trattamento delle acque reflue. A seconda delle fonti, la fine dei lavori è collocata nel 2016 o nel 2017.

Conciatore con stivali di gomma seduto tra le vasche di tintura delle concerie Chouara, pelli accatastate e bacini di calce sullo sfondo

Per chi visita, il risultato si vede subito confrontando con fotografie più vecchie: vasche rifatte, facciate intonacate di fresco, balconi più regolari. Qualcuno rimpiange un aspetto un po’ «nuovo». È comprensibile, ma il restauro ha soprattutto permesso di mantenere viva un’attività là dove avrebbe potuto sparire. E dopo qualche anno di lavoro quotidiano la patina è tornata.

Visitare le concerie Chouara: accesso, orari, prezzo e abbigliamento

ElementoInformazione pratica
PosizioneFes el-Bali, quartiere a nord-est di piazza Seffarine, ai bordi dell’oued Fes
AccessoSolo a piedi dentro la medina; taxi fino alle porte, per esempio Bab Rcif o Bab Boujloud
Biglietto d’ingressoNessuna biglietteria ufficiale; vista dalle terrazze delle botteghe
Mancia abitualeImporto libero; una decina o una ventina di dirham a persona sono spesso citati, senza tariffario ufficiale
OrariNessun orario ufficiale comunicato; le botteghe aprono in genere dalla mattina al tardo pomeriggio, da verificare sul posto
Momento miglioreIl mattino, quando i conciatori lavorano nelle vasche
Durata20-45 minuti per la vista e le spiegazioni, di più se comprate
AbbigliamentoScarpe chiuse, vestiti che coprano spalle e ginocchia per rispetto del quartiere
Scheda pratica delle concerie Chouara; informazioni indicative, soggette a cambiamenti.

Come arrivarci a piedi

Da Bab Boujloud, la porta blu della medina, scendete la Talaa Kebira, la grande arteria in pendenza, fino ai pressi della moschea Qaraouiyine, poi raggiungete piazza Seffarine, riconoscibile dai calderai che battono il rame. Calcolate 20-30 minuti di cammino a seconda del ritmo, delle soste e delle deviazioni inevitabili. Da piazza Seffarine restano solo pochi minuti: seguite i cartelli «Tanneries» o «Chouara» e i vicoli dove le botteghe di pelletteria si moltiplicano; l’odore finisce di guidarvi. Da Bab Rcif, a est, dove arrivano molti petit taxi, risalite verso la medina in direzione di piazza Seffarine; è l’avvicinamento più corto se venite dalla città nuova.

Un’app di cartografia offline resta utile, ma il GPS perde spesso precisione nei vicoli stretti. Se arrivate a Fes in aereo, le opzioni per raggiungere la medina dallo scalo sono dettagliate nella nostra scheda sull’aeroporto di Fes-Saiss.

A che ora andare?

Andate al mattino, meglio se a metà mattina. I conciatori cominciano presto, le vasche sono in piena attività, le pelli appena tinte sono stese e la luce radente fa risaltare i colori. A inizio pomeriggio l’attività spesso rallenta e sulle terrazze si susseguono i gruppi organizzati. D’estate il caldo rende l’odore più forte: un motivo in più per arrivare presto. Il venerdì, giorno della grande preghiera, l’attività può essere ridotta, soprattutto verso metà giornata; lo stesso vale nei giorni festivi e in certi periodi del ramadan. Non essendo pubblicato alcun calendario ufficiale, verificate sul posto.

Prezzo, mancia e pressione commerciale

Non esiste un biglietto ufficiale per vedere le concerie Chouara. Il principio è semplice: una bottega vi apre la terrazza, un addetto vi spiega il processo, poi attraversate il negozio. Se non comprate nulla, ci si aspetta una mancia; l’importo è libero, e lasciare una decina o una ventina di dirham a persona è una pratica corrente, senza alcuna regola scritta. Decidete quella cifra prima di salire e mantenetela.

La pressione arriva soprattutto dalla strada. Nel quartiere alcuni ragazzi propongono di «mostrarvi le concerie», a volte sostenendo che l’ingresso principale è chiuso, che è «l’ultimo giorno della festa berbera» o che bisogna passare dal loro cugino. La conceria non è chiusa; questi procacciatori prendono una commissione sui vostri acquisti e poi reclamano il proprio compenso. Un «no grazie» fermo e sorridente, ripetuto senza fermarsi, funziona meglio di una discussione. I vari raggiri della medina sono passati in rassegna nel nostro articolo sulle false guide e truffe a Fes.

L’odore, il rametto di menta e l’abbigliamento

All’ingresso della maggior parte delle terrazze vi porgono un rametto di menta fresca da tenere sotto il naso. Il gesto è gentile e aiuta un po’, niente di più. L’odore, miscela di ammoniaca, calce e pelli animali, è soprattutto forte vicino alle vasche bianche e con il caldo. Per la maggior parte dei visitatori diventa del tutto sopportabile in pochi minuti; chi è sensibile agli odori o le donne incinte con nausee faranno bene a restare sulle terrazze più alte e ad abbreviare. Mettete scarpe chiuse: il suolo dei vicoli attorno alla conceria è spesso umido e vi circolano gli asini. Meglio vestiti che coprano spalle e ginocchia, per rispetto di un quartiere residenziale e operaio.

Comprare pelle alle concerie Chouara senza farsi fregare

Le botteghe delle terrazze vendono di tutto: babbucce, borse, cinture, giacche, pouf, portafogli. La qualità va dall’ottimo al francamente mediocre, e trovarsi accanto alla conceria non garantisce né un prezzo migliore né una fattura migliore. Gli articoli sono in genere confezionati altrove nella medina, a partire da pellami conciati sul posto oppure no. Ecco come selezionare.

  • Annusate l’articolo. Una pelle ben conciata e ben asciugata non ha quasi più odore. Un forte odore di conceria su una borsa nuova segnala un’asciugatura affrettata; può durare settimane.
  • Strofinate con un fazzoletto umido. Se la tintura scarica nettamente, macchierà i vostri vestiti.
  • Guardate le cuciture e l’interno. Punti regolari, fili tesi, fodera fissata pulita, cerniere che scorrono senza impuntarsi.
  • Piegate la pelle. Deve restare morbida senza screpolarsi; le screpolature sul fiore tradiscono un pellame troppo secco o di cattiva qualità.
  • Chiedete l’animale. Capra e pecora danno una pelle fine e morbida (giacche, babbucce); vacca e cammello una pelle più spessa (borse, pouf). Un venditore serio risponde senza esitare.
  • Diffidate delle impunture «fatte a mano» in serie. Una produzione perfettamente identica in venti esemplari non ha nulla del pezzo unico.

Sui prezzi, nessuna tariffa è ufficiale e le prime proposte fatte ai turisti stanno spesso molto sopra a ciò che il venditore accetta alla fine. Le forchette qui sotto sono ordini di grandezza prudenti, ricavati da prezzi osservati comunemente nella medina, da non prendere come riferimento contrattuale.

ArticoloOrdine di grandezza indicativoCosa fa variare il prezzo
Babbucce sempliciCirca 100-300 DHSuola cucita o incollata, pellame, finitura
CinturaCirca 100-300 DHSpessore, fibbia, cuciture
PortafoglioCirca 100-350 DHNumero di scomparti, fodera
Fodera per pouf (non imbottita)Circa 250-700 DHMisura, ricamo, spessore della pelle
Borsa a mano o shopperCirca 400-1.500 DHMisura, fodera, cerniere, finiture
Giacca di pelleCirca 1.500-4.000 DH e oltreTipo di pelle, taglio, fodera, ritocchi
Prezzi indicativi non ufficiali della pelle a Fes, osservati in medina e fortemente trattabili; da verificare e confrontare sul posto.

Il nostro consiglio: non comprare nulla al primo passaggio sulla terrazza. Annotate i pezzi che vi piacciono, confrontate in altre due o tre botteghe, poi tornate. Un buon riferimento di trattativa consiste nel proporre un prezzo nettamente inferiore alla prima richiesta e nell’accettare di andarsene se lo scarto resta troppo grande; spesso il venditore vi richiama. Pagate in dirham piuttosto che in euro, perché le conversioni improvvisate raramente vi convengono. Per allargare le idee di acquisto oltre la pelle, guardate la nostra selezione su cosa comprare a Fes, e per l’organizzazione dei mercati per corporazioni il nostro dossier sui souk di Fes.

Chouara, Sidi Moussa o Ain Azliten: quale conceria scegliere?

Chouara concentra la gran parte dei visitatori, ma le altre due concerie storiche della medina meritano attenzione, soprattutto se cercate un’atmosfera meno commerciale.

Sidi Moussa si trova nel quartiere di Guerniz, non lontano dalla zaouia di Moulay Idriss II e dal museo Nejjarine. È la conceria documentata da più tempo, costruita su una sorgente chiamata Ain ad-Debbaghin, la «sorgente dei conciatori». Era specializzata nelle pelli di vacca e il suo restauro strutturale si è concluso nel 2015. Ain Azliten, a nord della medina, è la più recente delle tre, creata alla fine del XVIII secolo. Più piccola, poco frequentata, è stata riqualificata anch’essa, con nuovi spogliatoi e servizi per gli operai. Vi si vede lo stesso lavoro, con molta meno gente e con conciatori spesso più disponibili a spiegare i loro gesti.

CriterioChouaraSidi MoussaAin Azliten
DimensioneLa più grandeMediaLa più piccola
Antichità documentataFondazione non datata con certezzaCitata già all’inizio del XII secoloFine del XVIII secolo
PosizioneVicino a piazza Seffarine, oued FesQuartiere Guerniz, vicino alla zaouia Moulay IdrissNord della medina
AffluenzaMolto altaModerataBassa
VistaPanorami spettacolari dalle bottegheVista più limitataVista ravvicinata, più intima
Per chiPrima visita, fotografiCuriosi che la abbinano al centro religiosoViaggiatori che fuggono la folla
Confronto tra le tre concerie storiche di Fes.

Il nostro parere: se vedete una sola conceria, scegliete Chouara per la scala, al mattino. Se avete un secondo giorno, fate una deviazione ad Ain Azliten per capire il mestiere in tranquillità. Sidi Moussa si inserisce facilmente in una passeggiata attorno al santuario di Moulay Idriss e alla piazza Nejjarine.

Nei dintorni delle concerie

Chouara si trova in uno dei settori più densi di Fes el-Bali, e tutto si fa a piedi in pochi minuti. Piazza Seffarine, vicinissima, risuona dei colpi dei calderai che modellano paioli e vassoi; è una delle rare piazze aperte della medina, con i suoi alberi e le sue botteghe. Sulla piazza si affaccia la madrasa Seffarine, la più antica madrasa merinide della città, fondata alla fine del XIII secolo. A due passi sorge la moschea Qaraouiyine, di cui si intravede il cortile da alcune porte (l’interno è riservato ai musulmani), insieme alla biblioteca che le è associata.

Scendendo verso est, Bab Rcif e la sua piazza segnano il collegamento con la riva destra, il quartiere degli Andalusi e la moschea degli Andalusi. È anche un buon punto di uscita per trovare un petit taxi. Per il pranzo, i piccoli ristoranti popolari attorno a Seffarine e a Bab Rcif servono tajine e spiedini a prezzi senza rapporto con quelli delle terrazze turistiche. Evitate soltanto di mangiare appena prima della visita alla conceria se avete lo stomaco sensibile.

Gli errori da evitare alle concerie

  • Seguire uno sconosciuto che afferma che «la conceria è chiusa» o che serve una guida per entrare.
  • Accettare di salire su una terrazza senza aver fissato in anticipo quanto siete disposti a lasciare.
  • Comprare già nella prima bottega, sull’onda dello stupore e della menta.
  • Arrivare a fine pomeriggio in piena estate: meno attività, più caldo, più odore.
  • Fotografare a lungo un operaio in primo piano senza il suo consenso.
  • Indossare sandali aperti o scarpe chiare a cui tenete.
  • Pagare una giacca il giorno stesso senza provarla e senza controllare la fodera: i ritocchi sono possibili, ma chiedete tempi chiari.

FAQ sulle concerie Chouara

L’ingresso alle concerie Chouara è a pagamento?

Non esiste un biglietto ufficiale. La vista si guadagna dalle terrazze delle botteghe di pelletteria, in linea di principio gratis, ma ci si aspetta una mancia se non comprate nulla. Una decina o una ventina di dirham a persona è una pratica corrente, senza tariffario ufficiale.

Chouara è davvero la conceria più antica del mondo?

Questa affermazione non è dimostrata. Chouara è la più grande conceria di Fes e una delle più antiche ancora in attività, ma la sua data di fondazione non è accertata. A Fes stessa è Sidi Moussa ad avere la menzione scritta più antica, all’inizio del XII secolo.

Qual è il momento migliore per visitarle?

Il mattino, a metà mattina: i conciatori sono nelle vasche, la luce è favorevole e i gruppi sono meno numerosi. Il venerdì verso metà giornata e nei giorni festivi l’attività può essere ridotta.

L’odore è insopportabile?

È forte, soprattutto con il caldo e vicino alle vasche bianche, ma la maggior parte dei visitatori ci si abitua in pochi minuti. Il rametto di menta offerto all’ingresso aiuta un po’. Le terrazze più alte sono le più sopportabili.

Serve una guida per vedere le concerie?

No. Ci si arriva da soli seguendo i cartelli da piazza Seffarine. Se volete una guida per tutta la medina, sceglietene una ufficiale, munita di tesserino, prenotata dalla vostra struttura o da un ufficio abilitato, piuttosto che un procacciatore incontrato per strada.

Si può scendere nelle fosse?

No, in linea di principio. La conceria è un luogo di lavoro e la visita si fa dalle terrazze. I passaggi tra le vasche sono scivolosi e i prodotti usati non sono innocui; restate a distanza, anche se vi propongono di «scendere per la foto».

La pelle venduta sul posto costa meno che altrove?

Non per forza. Le botteghe delle terrazze pagano la vista e ricevono un flusso costante di turisti; i loro primi prezzi sono spesso alti. Confrontate con altri laboratori della medina e trattate in ogni caso.

Le concerie sono state restaurate?

Sì. Le tre concerie storiche sono state riqualificate nell’ambito del programma di restauro della medina, con l’ADER-Fes. A Chouara i lavori condotti verso il 2015-2017 hanno ricostruito le vasche e aggiunto un sistema di trattamento delle acque reflue, mantenendo l’attività sul posto.

In sintesi

Le concerie Chouara sono la più grande conceria tradizionale ancora attiva a Fes e un luogo di lavoro prima ancora che un’attrazione. Si guardano dalle terrazze delle botteghe di pelletteria, preferibilmente al mattino, con un rametto di menta, scarpe chiuse e una cifra di mancia decisa in anticipo. La storia è antica, anche se la leggenda della «conceria più vecchia del mondo» va oltre quanto provano le fonti. Il sito è stato riqualificato a metà degli anni Duemiladieci senza essere spostato. Per comprare, prendetevi tempo: annusate, strofinate, confrontate, trattate. E se la folla vi pesa, Ain Azliten mostra lo stesso mestiere in tranquillità.

Fonti ufficiali

Questo articolo è informativo e riflette le informazioni disponibili al momento dell’ultimo aggiornamento (settembre 2026). Le mance, i prezzi della pelle, gli orari delle botteghe e le condizioni di visita delle concerie possono cambiare: verificateli sul posto.

Credito fotografico

Illustrazioni: immagine in evidenza «File:Fez Chouara Tannery (54239949701).jpg» — Jorge Franganillo (CC BY 2.0); «File:Chouara Tannery.jpg» — Houssain tork (CC BY-SA 4.0); «File:Fez Chouara Tannery (54238811661).jpg» — Jorge Franganillo (CC BY 2.0), via Wikimedia Commons.

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